Recensione
Marco Gervasoni, Corriere della Sera, 18/11/2012

Dagli addosso agli anni Ottanta

Più che il titolo neutro, è la "manchette", "alle origini del degrado attuale", a fornire la chiave di lettura del libro di Guido Crainz "Il Paese reale. Dall'assassinio di Moro all'Italia di oggi"(Donzelli). E anche se l'autore è uno storico e non un moralista , gli anni tra il 1978 e il 1994 sarebbero l'incubazione dell'orribile fase che stiamo vivendo. Sono infatti queste le due date in cui si racchiude il volume: il sottotitolo è un po' fuorviante, visto che il periodo dal '94 ai giorni nostri ( e sono quasi vent'anni) è trattato in sole 50 pagine, in guisa di postfazione, animate più dalla verve di denuncia antiberlusconiana che dall distanza, tipica dell'approccio storiografico anche quando le vicende sono temporalmente assai vicine. Il vero argomento del volume sono gli anni Ottanta. E' lì che , per Crainz, si è spento tutto, ed è lì che sarebbe nata la deriva della Seconda Repubblica, logica conseguenza di quegli anni. Che cosa si è spento? Lo spirito di trasformazione degli anni Sessanta e Settanta, esaltato da Crainz, sia pure con sguardo critico. Che cosa si è formato al suo posto? Individualismo, corruttela, cinismo. Mentre gli anni Sessanta e Settanta furono l'occasione per una "maturità" del Paese, capace di diventare moderno, il decennio Ottanta avrebbe fatto tornare gli Italiani all'eterno culto del "particulare". L'interpretazione è assai discutibile. E' lecito infatti domandarsi quali forme di "maturità" stesse per raggiungere il Paese negli anni Settanta, e chiedersi se le prove di "modernità" non fossero in realtà lontane dal modello occidentale. Al contrario, crediamo che gli anni Ottanta costituirono un tentativo di allineamento dell'Italia alle società dell'Occidente capitalistico avanzato, grazie anche a un secondo boom o boom immisurabile, come lo definì allora il Censis, fenomeno che Crainz ( e molti con lui) sembra sottovalutare. Fu proprio questo secondo boom a trasformare, per certi versi assai più radicalmente del primo, la società italiana, fino a stravolgere le basi di consenso dei partiti di massa, che invece durante il miracolo economico non erano state intaccate. E anche istituire, come sembra fare Crainz, un nesso stretto tra le trasformazioni degli anni Ottanta e l'apparizione politica di Berlusconi, quasi un'epifania negativa, appare un po' forzato. Tuttavia , anche se non se ne condivisono i presupposti, si può egualmente godere del modo in cui Crainz racconta la storia, essenzialmente filmico, con un incastro di citazioni, dagli archivi ai giornali, dalle canzoni ai film. Peccato che lo stile dell'autore, evidentemente disgustato da quegli anni, si faccia qui, rispetto ai libri precedenti, un po' ripetitivo e meccanico.