Recensione
Stefano Giani, Il Giornale, 27/11/2012

L'opossum che ride e l'uomo che lo deride

Indovinare se sia contento oppure triste un opossum è impresa davvero difficile eppure, proprio intorno a questo interrogativo si erano arrovellati le meningi gli abitanti di un paese immaginario. Lui, l’opossum in questione, una vita a testa in giù, penzolante da un ramo, come si conviene a un marsupiale che si rispetti quale lui, glissava. Garantiva di essere contento, ma i cittadini non ne erano persuasi. Insomma erano di parere contrario. L’opossum era molto triste e andava sollevato di morale. Come poi si possa elevare lo stato d’animo di un opossum è cosa difficile anche per gli etologi del mondo animale, ma non per Frank Tashlin, alla seconda favola natalizia dopo essersi già cimentato alle prese con un orso. “L’opossum che invece no” (Donzelli, pp. 66, euro 12.50) segue direttamente “L’orso che non lo era” anch’esso pubblicato un anno prima ad opera di Tashlin.

Il volumetto, destinato a un pubblico di adolescenti, non è strettamente riservato loro. Anzi. La collana Wallpapers include infatti testi classici di autori dalla fama letteraria consolidata e soprattutto non punta tantissimo sul contenuto magico e suggestivo della fiaba, quanto sul valore comico e sul prestigio ironico che esso sa destare. In questa chiave Tashlin è un maestro indiscusso e l’opossum in questione suscita a più riprese la simpatia di un lettore, che avrà modo di conoscere il protagonista, anche grazie al ricco apparato di disegni inclusi nel libro. E’ questo il pregio che fa di questo agile volumetto un oggetto di prestigio nella biblioteca di casa.

Intanto, per tornare alla favoletta natalizia, il nostro simpatico opossum si ritrova messo a dura prova dai petulanti umani, che disquisiscono sul suo sospetto malumore, portandolo addirittura a rischiar di perdere davvero il sorriso. Insomma, alla fine chi mai vincerà questo estenuante braccio di ferro… La spunterà la spensieratezza animalesca o avrà invece la meglio l’umana tristezza… Naturalmente non riveleremo qui l’epilogo. Toccherà al lettore sfogliare il libro, senza farsi distogliere dai molti particolari, per scoprire se alla fine vince l’uomo o l’opossum.