Recensione
Irene Bignardi, Il Venerdì, 23/11/2012

Quando la critica non voleva le idee ma la militanza

Ricordo una litigata, quarant'anni fa, con il mio amico Umberto Brunetti, dopo aver visto Sugarland Express di Steven Spielberg. Che io trovavo un film pieno di idee e un brillante ritratto di una certa America e lui stroncava duramente, assieme al suo autore. Lo ricordo con piacere perché nella litigata non c'era nulla di ideologico , ma solo un tentativo di giudizio "cinematografico". E dico questo perché il divertente e perfido libretto "Sbatti Bellocchio in sesta pagine", registra, invece, in forma antologica, con effetti tra il tragico e il comico, le punte della visione ideologica del cinema che ha contraddistino la critica italiana di sinistra, tra il '68 e il '76. Per fortuna di chi ha cambiato idea, o quantomeno gusto, molte di queste recensioni sono anonime, nel senso che rappresentano la voce del giornale e proteggevano l'ideologo. Quindi, se si può immaginare chi le ha scritte, l'anonimato protegge gli estensori dal loro passato. Perché non si può non sorridere , ma con un brivido, nel leggere , ai tempi di Allonsanfàn, che "incapaci di stabilire un rapporto con la realtà della lotta di classe, incapaci di studiare i nodi del presente e i suoi germi di futuro, i Taviani si uniscono alla vasta schiera degli intellettuali dal pessimismo facile". E cosa dire quando Lotta continua afferma che "Novecento" di Bertolucci "propaganda l'ideologia del compromesso storico, sostenuto com'è concordemente dal Pci e dalla borghesia estetizzante tardo-capitalista"? Il discorso si fa più articolato anche se non meno negativo , quando Valentino Parlato ( che firma per esteso) affronta di petto La classe operaia va in Paradiso di Elio Petri e lo malmena per avere la colpa di "non essere film militante , e questa mancanza si riverbera sulla stessa narrazione". E, per tornare alla premessa, "cosa si può chiedere in positivo a un prodotto della cinematografia borghese?", chiede il Quotidiano dei lavoratori a proposito di Sugarland Express? E dire che, mentre io mi accontentavo dell'intelligenza di Spielberg, ci voleva un "presupposto rivoluzionario proletario". Il passato è veramente una terra straniera.