Recensione
Maurizio Debanne, Europa, 21/11/2012

Tre candidati, tre approcci, una soluzione: stop alla guerra in Medio Oriente

A cinque giorni dal voto, la politica estera entra nel dibattito delle primarie. E lo fa con il dossier più spinoso: il conflitto israelo-palestinese. Non poteva essere altrimenti, visto lo scontro tra lo stato ebraico e i gruppi islamisti di Gaza, Hamas in primis. Le divisioni tra i diversi partiti che animavano i vecchi governi di centrosinistra sulla questione mediorientale erano di certo più profonde delle attuali posizioni di Bersani, Renzi e Vendola su quanto sta accadendo in Medio Oriente. Seppur simili però, le posizioni dei tre candidati rivelano delle sfumature che, in caso di vittoria alle politiche, dovranno comunque trovare una sintesi in una politica estera chiara e priva di incertezze. Oltre a D’Alema, Renzi vuole rottamare «quell’atteggiamento anti-israeliano della sinistra» che lui giudica «inconcepibile e insopportabile». «La sinistra – osserva il sindaco di Firenze – deve abituarsi a ridire che Israele ha il diritto di esistere». «Israele è un paese che è circondato da realtà che vogliono la sua distruzione, a partire dall’Iran», è il punto di partenza del ragionamento di Renzi che non nasconde di prendere spunto da Obama. Vendola non mette in discussione il diritto all’esistenza dello stato ebraico, ma il suo approccio al problema è opposto. Il leader di Sel si spende soprattutto nel denunciare «gli omicidi mirati di Israele contrari a ogni convenzione internazionale e, soprattutto, ad ogni elemento di diritto». Ieri Bersani, intervenuto alla presentazione del libro Israele e la sinistra. Gli ebrei nel dibattito pubblico italiano edito da Donzelli, davanti a un pubblico formato in maggioranza dalla comunità ebraica romana, è stato agile nel districarsi nel pantano della crisi mediorientale. «Il Partito democratico – ha detto – è dalla parte degli israeliani e dei palestinesi e con tutti coloro che vogliono raggiungere la pace». Bersani ha fiducia nell’Europa che dovrà prima o poi «tirare le fila del conflitto». Va detto che le differenze tra i tre candidati diminuiscono quando gli si domanda di formulare una possibile via d’uscita dalla crisi. Seppur con linguaggi diversi. Renzi auspica la fine «delle operazioni militari» e il «ritorno al dialogo» perché «è inaccettabile che muoiano dei bambini». Per Vendola è fondamentale scongiurare il paventato intervento di terra, che porterebbe «morte e distruzione in una popolazione civile stremata dall’isolamento imposto da Israele». Bersani insiste sugli Accordi di Oslo. «Partiamo da lì con Netanyahu e Abu Mazen per dire basta a un conflitto che non ha più una ragione di esistere».