Recensione
Giuseppe Berta, L'Espresso, 23/08/2012

Com'è bella la moneta local

Già molti anni fa il grande storico francese Fernand Braudel aveva separato nettamente il mercato del capitalismo. La sua distinzione serviva a scindere la vitalità dei meccanismi di mercato dalle rigide gerarchie insite nella struttura del capitalismo. I giochi dello scambio che fanno parte della dinamica delle interazioni di ogni società umana , posseggono una loro autonomia e specificità rispetto alle logiche acquisitive del capitalismo. Questa visione del processo economico si fonda su un evidente radicamento antropologico, che si ritrova anche nel nuovo saggio di Massimo Amato e di Luca Fantacci , una tappa ulteriore nello sviluppo della loro critica dei fondamenti dell’economia contemporanea (“Come salvare il mercato dal capitalismo. Idee per un’altra finanza”) La riflessione nasce dalla concezione dell’antropologia economica, che non vede nella moneta una merce come le altre, assoggettata alle regole della valorizzazione capitalistica. Ne consegue che l’offerta di moneta e il credito devono essere sottratti alla mercificazione imposta dai meccanismi del capitalismo. Per questa via “è possibile salvare il mercato dal capitalismo e la scienza economica dall’ideologia”. Se il compito della finanza è rendere possibili gli scambi e gli investimenti, ciò non richiede né mercati finanziari come gli attuali né interesse sui prestiti. Da questi principi prende forma la proposta della costituzione di “monete locali”, destinate a costituire circuiti paralleli, complementari rispetto a quello della moneta ufficiale, che siano in grado di aderire agli assetti particolari dell’economia di un territorio. E’ una provocazione e una sfida, tutta da discutere e verificare. Ma colpisce che venga da due studiosi che si rifanno a un filone di pensiero eterodosso, alimentato allo stesso tempo dalle idee di Keynes e Karl Polanyi.