Recensione
Sergio Caroli, Corriere del Ticino, 27/08/2012

L'immagine nei media della prima tivù

L’intera superficie della terra – scriveva nel 1873 Samuel Morse a proposito del telegrafo e degli Stati Uniti - sarà solcata da quei nervi che hanno il compito di diffondere , alla velocità del pensiero, la conoscenza di tutto quello che avviene in tutto il territorio, cosa che trasformerà l’intero Paese in un unico grande villaggio”. E così è andata, a prova che, ben prima di Internet, è esistita una “rete” in grado di connettere il pianeta. Alla ricostruzione della nascita e dell’evoluzione del sistema dei media - dall’avvento della stampa di massa alla radio, dal cinema alla rappresentazione visuale meccanica sino al 1945 , anno in cui in Inghilterra la BBC riprende le trasmissioni televisive regolari , mentre in Italia si ricostruisce la rete radiofonica – è dedicato il corposo e documentato saggio “Le parole e le figure. Storia dei media in Italia dall’età liberale alla seconda guerra mondiale”. Il tutto in un continuo confronto tra modelli internazionali . Ne parliamo con l’autore, Andrea Sangiovanni, ricercatore di Storia contemporanea presso l’università di Teramo.

  • Professore, perché nella nascita della stampa di massa sono importanti i nomi di William Randolph Hearst e Joseph Pulitzer?

A loro si devono le intuizioni che hanno fatto la fortuna di due quotidiani fondamentali pubblicati a New York – il Morning Journal e il New York World – nel lungo processo che ha portato alla costruzione di un’opinione pubblica di massa. Sia Pulitzer che Hearst hanno individuato con precisione quel quel nesso tra “evento” e “pubblico” che trasforma un fatto in una notizia. Ma l’importanza dei due quotidiani va anche oltre: sulle pagine del World nascono nel 1895 i fumetti, con il personaggio di Yellow Kid disegnato da Outcalt”.

  • Perché è importante il fumetto?

“Perché consente ai due quotidiani di intercettare un pubblico di lettori non abituali, di rivolgersi cioè alla vasta platea dei lettori di recente immigrazione che si specchiavano nelle tavole di Outcalt ambientate nei sobborghi cittadini e popolate da personaggi che gli somigliavano tremendamente perfino nella parlata piena di incertezze ed errori.

  • Charlie Chaplin, ostile al sonoro, ancora nel 1930 affermava che “l’essenza del cinema è il silenzio”. C’era in questa affermazione il grande esteta, che chiedeva a registi e attori di rivelare tutta forza e l’autenticità del loro talento con la sola forza dell’immagine?

“Chiunque abbia visto il film The Artist , premiato lo scorso anno con l’Oscar , può capire lo shock che l’arrivo del sonoro causò nel mondo del cinema. Allora molti artisti e molti critici erano convinti che il sonoro avrebbe riportato indietro il cinema riducendo le possibilità di movimento della macchina da presa, per esempio e, più in generale , sacrificando alle esigenze del suono la potenza espressiva dell’immagine. Dunque la posizione di Chaplin , che aveva già raggiunto vette altissime nella sua arte, non può stupire. E tuttavia se non si guarda solo al cinema ma all’intero sistema dei media, ci si rende conto che quando il cinema diventa sonoro nel 1927 esistevano già un insieme di media sonori che avevano probabilmente - e in modi impercettibili – modificato le aspettative del pubblico del cinematografo e , per così dire, la loro disponibilità verso una trasformazione del genere:: e del resto, come ci hanno mostrato molti studi, anche quando era “muto” il cinema non era silenzioso. La vicenda, insomma, ci mostra che l’evoluzione dei mass media è fatta certo dalle innovazioni tecnologiche, ma che esse devono incontrare un pubblico disposto a sperimentarle e un’impresa di tipo industriale disposta ad investirvi.