Recensione
Riccardo Barenghi, La Stampa, 20/10/2012

Se siete appassionati di cinema

Se siete appassionati di cinema e se, magari, eravate nell'età della ragione negli Anni Settanta, vi divertirete a leggere Sbatti Bellocchio in sesta pagina di Steve della Casa e Paolo Manera edito da Donzelli. Un'antologia - corredata da una prefazione di Marino Sinibaldi e da una postfazione dei due autori - delle recensioni apparse sui giornali della sinistra extraparlamentare dal'68 al '76. Farete un tuffo nel passato, probabilmente vi verranno i brividi di fronte a un certo tipo di linguaggio e a una serie di argomenti non solo datati ma anche alquanto rozzi. Però avrete anche qualche piacevole sorpresa nello scoprire punti di vista intelligenti,curiosità intellettuale e originalità nell'affrontare un mondo, quello della celluloide appunto, che non era esattamente il centro della lotta di classe, i cortei anche violenti, le occupazioni di case e scuole, l'imminente rivoluzione (mai arrivata ma invocata e creduta possibile), ciò che insomma era l'interesse principale dei gruppi della sinistra estrema e dei loro giornali. Tuttavia c'è sempre un filo rosso (l'aggettivo in questo caso ha anche un significato politico) che percorre tutte le recensioni, anche le migliori: il film preso in esame deve sempre rispondere alla domanda di fondo, se cioè si tratta di un contributo alla causa oppure se, per quanto animato dalle migliori intenzioni, alla fine risulta un prodotto «borghese». Quindi da stroncare, magari boicottare, comunque bocciare. Gli esempi non mancano. Leggiamo su Lotta continua a proposito di «Allonsanfàn»: «Incapaci di stabilire un rapporto con la realtà della lotta di classe, incapaci di studiare i nodi del presente e i suoi germi di futuro, i Taviani si uniscono così alla vasta schiera di intellettuali dal pessimismo facile, che cercano giustificazioni alla loro separatezza, al loro isolamento, alle loro scelte revisioniste o reazionarie, con discorsi sempre più metafisici...». Oppure, ancora su Lotta continua troviamo un articolo su «Novecento» di Bertolucci, che «propaganda l'ideologia del compromesso storico», non a caso esso «è sostenuto concordemente dal Pci e dalla borghesia estetizzante tardo-capitalista, dalla Rai e insieme dai quotidiani revisionisti». Ma se vogliamo una sintesi efficace del discorso, basta leggere cosa scrive il Quotidiano dei lavoratori a proposito di «Sugar land express di Spielberg»: «Cosa si può chiedere in positivo a un prodotto della cinematografia borghese? Cosa aspettarsi di valido, dando per scontato il fatto che, per definizione, non nasce da un terreno e da un presupposto rivoluzionario proletario?». Ovviamente e per fortuna ci sono anche articoli che entrano più nel merito del film, vedi per esempio la polemica tra lo stesso Quotidiano dei lavoratori e Roberto Rossellini (che peraltro simpatizzava con Avanguardia operaia,editore del giornale) a proposito del suo «Anno uno». Oppure discorsi come quello di Umberto Eco sul manifesto (firmandosi Dedalus) in cui invitava i militanti a «usare anche Toro seduto», perché «ogni film può diventare occasione di un discorso politico...». Tanto che sullo stesso quotidiano, Valentino Parlato scrive che «La classe operaia va in paradiso» «ha il merito di rispecchiare e comunicare questo mondo che conosciamo. Il limite, consistente, è di non essere un film militante e questa mancanza si riverbera sulla stessa narrazione. Tutto quel che il film dice è vero, ma appare insufficiente. Penso a quanto è difficile scrivere una corrispondenza di fabbrica veramente militante e so che i lettori del manifesto vorrebbero qualcosa di più dai film...». Tuttavia si spera che quei lettori non siano accorsi in massa in qualche saletta fumosa per vedere due documentari realizzati dal «Centro cinematografico del Partito sotto la guida del Comitato nazionale Stampa e Propaganda. Il popolo calabrese ha rialzato la testa e Viva il Primo maggio rosso!». Lo scriveva Servire il popolo il 9 maggio 1969 aggiungendo una frase del presidente Mao: «Bisogna far sì che la letteratura e l'arte entrino a far parte integrante dell'intero meccanismo della rivoluzione,operino come un'arma potente per unire e educare il popolo a combattere come un sol uomo contro il nemico».