Recensione
Lucetta Scaraffia, Il Sole 24 ore, 14/10/2012

Asimmetrici e filosofici amori

In genere sono solo le donne capaci di ricordare, dopo cinquant’anni, un momento felice vissuto con il loro grande amore, e di scriverne: invece in questo caso è un uomo, un intellettuale tedesco del calibro di Gunther Anders, che è stato sposato, per pochi anni, con Hannah Arendt, e l’ha poi amata tutta la vita. Egli ha preso la penna per scrivere questo piccolo dialogo filosofico ambientato nei primi tempi del loro matrimonio solo dopo la morte di Hannah , forse prima non ne avrebbe avuto il coraggio. Hannah non aveva mai dato segno di ricordare con simpatia la loro storia d’amore: “Mi sono sposata giusto per sposarmi”. Il dialogo si svolge sul piccolo balcone della loro stanza in affitto a Drewitz, mentre snocciolano ciliegie nere per farne una marmellata. La discussione filosofica è tesa e di alto livello, del tutto degna dei due interlocutori benché giovanissimi, ma con gli occhi di Anders noi vediamo anche la bellezza di Hannah: “Quello stupefatto sguardo da ghetto sottolineato dai suoi occhi verdi” o “ i capelli ondeggiarono amabilmente intorno al volto” mentre si risistemava con le mani sporche di succo di ciliegia. Si, il giovane marito non sa se la ragazza con cui discute sul balcone è più bella o intelligente. Totalmente preso da lei, si imbarca in un dialogo impervio sulla disgregazione monodica del mondo, sulle monadi e il loro reciproco essere incomprese , la cui vera posta in gioco però è altra : in primo luogo, la competizione con il padre-maestro Heidegger, che è anche l’uomo amato da Hannah, la quale ancora un anno dopo il matrimonio gli scrive sulla “continuità del nostro – per favore lasciamelo dire – amore”. Tutto il lucido argomentare di Anders è una sottile polemica con il maestro di entrambi, un tentativo di superare il rivale. Ma c’è anche un altro argomento sotteso al discorso, come rivela lo stesso Anders, ed è l’atteggiamento di Hannah verso Dio. Il filosofo se lo domandava da quando la giovane aveva studiato con impegno la teologia cristiana per scrivere la sua brillante e approfondita dissertazione di laurea su Agostino: “ In che misura condividesse davvero qualcosa di quello che così ingegnosamente aveva meditato e ponderato, o se fosse semplicemente affascinata dalla esistenza delle religioni o dal tipo di argomentazione teologica, non mi era dato saperlo, né allora né oggi: e non mi era dato sapere neppure se avrebbe potuto fornire una risposta precisa a questo quesito”. Il dialogo lascia intendere che Hannah avesse a questo proposito convinzioni diverse da quelle assolutamente atee del giovane marito, ma la certezza egli la poté avere solo molti anni dopo, dal loro comune amico dei tempi dell’università Hans Jonas, anch’egli ebreo, che nell’orazione funebre per la Arendt aveva ricordato come “fosse stata sempre affascinata dal mistero o dall’enigma dell’esistenza ebrea”, arrivando a raccontare un episodio accaduto poco tempo prima , in occasione di un incontro a cui era presente anche Mary Mc-Carthy, l’amica cattolica di Hannah. Alla domanda se credeva in Dio lei aveva risposto risolutamente sì. Jonas riprende la questione in una lettera indirizzata ad Anders, in cui ricorda come, in un successivo incontro, Hannah avesse dichiarato: “Ho sempre creduto in Dio e non ho mai dubitato della sua esistenza – forse l’unica cosa della mia vita che abbia sempre rappresentato per me un punto fisso”. Questo breve teso inedito è stato pubblicato dai due curatori - Christian Dries e Gerhard Oberschlick – con l’intento di far luce sugli intrecci, in gran parte inconsapevoli, che hanno agito nel pensiero dei due filosofi, i quali avevano condiviso la stessa preparazione e confrontato il loro pensiero in anni decisivi per la loro formazione intellettuale. Si tratta certo di un obiettivo importante per la storia del pensiero filosofico, ma questo piccolo libro ci dice anche molto altro: restituisce un’immagine umana e complessa della grande filosofa, e ha il coraggio di porre un problema fondamentale, sul quale spesso i suoi interpreti scivolano via, cioè la questione del suo rapporto con Dio.