Recensione
Roberto Bernard, Punto Cuneo, 14/07/2012

Le mani lunghe della Fondazione Crc

Nell’intervista a Carlo Benigni, autore del libro “Le mani sulla banca”, edito da Donzelli,ripercorriamo alcuni passaggi fondamentali dell’ormai nota vicenda (Fondazione Crc), molto italiana e molto cuneese. Intanto il senatore Giuseppe Menardi ripropone l’interrogazione al ministero dell’Economia. Auspichiamo un approfondimento di organismi esterni che possano confermare o smentire quanto sostenuto dal senatore,e riportato negli ultimi due anni da alcuni giornali,definiti poi prezzolati dal presidente Falco.Come mai un libro sulla vicenda che riguarda la Fondazione CRC? Lo chiediamo all’autore,E’ la vicenda più importante avvenuta nel mondo della finanza e della politica cuneesi, negli ultimi trent’anni. Il libro si propone difornire una chiave di lettura basata sui fatti, che proiettano gravi ombre sull’operato dei vertici della Fondazione, rispetto a tre ordini di questioni: le provate violazioni del Codice Etico, se non del codice penale, nei rapporti di affari tra membri del Consiglio di Amministrazione e del Collegio Sindacale; la perdita, per Cuneo, della presidenza della Banca Regionale Europea; i cattivi risultati nella gestione del patrimonio della Fondazione.

Quali sono le violazioni del Codice Etico?

Come è documentato, il Presidente della Fondazione, che ha la responsabilità di amministrare un patrimonio ben superiore al miliardo di euro, per evitare il fallimento della sua azienda se la è fatta ricapitalizzare dal Presidente del Collegio Sindacale. Sarà un caso se quest’ultimo è stato poi designato a rappresentare la Fondazione nel Consiglio di gestione del Gruppo UBI Banca, al posto di Piero Bertolotto? E che lo stesso Bertolotto sia stato sostituito alla presidenza della Banca Regionale Europea, con lo splendido risultato che ora i cuneesi non hanno più alcun peso nella gestione della loro banca storica? I fatti reprensibili citati nel libro sono numerosi; ne cito uno dei tanti.

Attraverso interrogazioni parlamentari il senatore Menardi ha evidenziato che il titolare dell’impresa che si è aggiudicata la gara d’appalto per la ristrutturazione della ex Sala Contrattazioni era diventato socio di affari con l’allora presidente del Collegio Sindacale in tempi anteriori allo svolgimento della stessa gara, e che “a partire dai giorni immediatamente successivi alla sottoscrizione del contratto di appalto, l’appaltatore e soci, a più riprese, versavano alla società di Falco (Lineacomputer srl), che si trovava in gravissime difficoltà economiche, la somma di 200.000 euro” . E l’appaltatore diventava socio diretto della società di Falco. E’ normale tutto questo? Il Presidente della Fondazione parla di “macchina del fango” rivolta contro la Fondazione, presentando le critiche rivolte alla sua gestione come attacchi all’istituzione, ed è riuscito a far passare questa opinione grazie alla compiacenza della grande stampa di informazione locale. Ma è un giudice, il Gip del Tribunale di Saluzzo, ad aver scritto che “i rapporti di affari fra membri del Consiglio di Amministrazione e del Collegio Sindacale suscitano perplessità sul corretto rapporto organo di controllo-organo gestorio che dovrebbe essere garantito dal Codice Etico della Fondazione”.

Ma perché Bertolotto è stato sostituito alla presidenza della Banca Regionale Europea?

Probabilmente perché ne difendeva l’autonomia gestionale, non accettando indebite interferenze nelle decisioni in tema di credito.La Banca Regionale Europea, dai tempi in cui era ancora Cassa di Risparmio di Cuneo, a partire dalle presidenze Dalmastro e Bellani e con Bertolotto per anni Direttore generale, è sempre stata caratterizzata da una gestione professionale, che dava credito a chi lo meritava,e non in base a pressioni esterne. Non a caso il fior fiore dell’imprenditoria cuneese aveva chiesto alla Fondazione di mantenere Bertolotto alla presidenza.

Quali le criticità nella gestione della Fondazione?

Le fondazioni di origine bancaria possono effettuare le erogazioni nei diversi settori di intervento solo attingendo agli utili derivanti dalla gestione del patrimonio. Se si considera l’evoluzione del patrimonio delle prime 18 fondazioni italiane, nel periodo 2001-2009,l’incremento medio è stato del 43%, con punte superiori al 100%; per la Fondazione CRC è stato del 3%. Di questo passo, in prospettiva il monte erogazioni, quest’anno già ridotto di circa il 25%, è destinato ad avere una fortissima contrazione. E’ evidente che si potrebbe fare di meglio, e su questo si dovrebbe concentrare l’attenzione degli amministratori, degli enti designanti, delle forze politiche e dell’opinione pubblica. Inoltre, appare quantomeno squilibrato che i costi relativi ai compensi agli amministratori corrispondano al 75% dei costi della Fondazione Cariplo e della Compagnia di San Paolo.

In conclusione?

La vicenda è tutt’altro che conclusa, malgrado le certezze del Presidente Falco. Ognuno dovrà fare la sua parte, dalle autorità di Vigilanza alla magistratura, se questa riterrà opportuno acquisire nuovi elementi di valutazione, oltre a quelli già in suo possesso. La Fondazione, in questi anni, è diventata un potere sovraordinato rispetto agli enti locali e alle forze politiche, in un contesto di allegro consociativismo che ricorda il “groviglio armonioso” di Siena, ed è quanto mi sono proposto di raccontare nel libro, che ho scritto con l’obiettivo di dare un contributo affinché si torni alle sane abitudini cuneesi del buon governo.