Recensione
Sergio Caroli, Il Giornale di Brescia, 19/08/2012

Uscire dalla crisi perseguendo l’idea di un’altra finanza

Maicome oggi è avvertita la necessità di avere strumenti capaci non solo di diagnosticare le cause dei continui terremoti sui mercati finanziari,ma anche e soprattutto di indicarele terapie per superarli, ovvero,un pensiero capace di pensare e progettare un’altra finanza. Due studiosi,Massimo Amato e Luca Fantacci, docenti di Storia economica all’Università Bocconi, offrono alla meditazione degli economisti e dell’uomo della strada ilsaggio«Come salvare il mercato dal capitalismo. Idee per un’altra finanza» (Donzelli, pp.191,e17).Vi si prospetta non certo l’idea di «abolire la finanza», ma si suggeriscono le vie per cambiarne radicalmente la forma. Ne parliamo con Luca Fantacci.

Perché non si riesce ad uscire dalla crisi?

Finché si sbaglia la diagnosi, non si può pretendere che funzioni la cura. La crisi scoppiata cinque anni fa è strutturale, come abbiamo avuto modo di scrivere già nella nostra precedente pubblicazione («Fine dellafinanza», Donzelli 2009).Invece per troppo tempo è stata affrontata come una crisi congiunturale,una temporanea flessione ciclica destinata a invertirsi automaticamente «una volta toccato il fondo».E se il fondo non ci fosse? Quando ci si è accorti che non bastava aspettare, le Banche centrali hanno cominciato a inondare i mercati di liquidità, nella speranza di far ripartire gli scambi e gli investimenti -ma,finché non si attua una riforma strutturale, è come versare acqua in un pozzo senza fondo...

Perché è necessario riformare il sistema monetario e finanziario internazionale?

Il sistema monetario ha un difetto costitutivo. La moneta dovrebbe circolare, dovrebbe essere un mero intermediario per acquistare i beni veri e propri. Invece, per come è costruita, la moneta viene accumulata come se fosse un bene in sé e per sé, viene sottratta alla circolazione, soprattutto in momenti di incertezza. Viene sempre più risparmiata, e sempre meno reinvestita. Così, gran parte del denaro emesso dalle Banche centrali, come i mille miliardi di euro creati dalla Bce negli ultimi otto mesi,è accantonato per prudenza dalle banche e dalle imprese. Ma questo non fa che deprimere ulteriormente la domanda e aggravare la crisi. Perciò occorre riformare il sistema monetario.

Ma come?

Occorre togliere alla moneta il carattere di riserva di valore. In parole povere: occorre che la moneta sia fatta per essere spesa. Anche prima di una riforma sistematica, ci sono molte cose che si potrebbero fare già subito. Per esempio, si potrebbero tassare le riserve eccedentarie detenute dalle banche presso la Bce: in tal modo vi sarebbe un incentivo concreto a far circolare il denaro e a metterlo al lavoro. Un «denaro a scomparsa», che deperisce se non è speso, è auspicato da Keynes nella «Teoria Generale »e da lui proposto come moneta internazionale.

Perché negli ultimi anni è cresciuta l’insofferenza nei confronti delle agenzie di rating?

Le agenzie di rating hanno il compito di valutare la solvibilità dei debitori che si finanziano emettendo titoli sul mercato. Ma esse, a differenza delle banche, non sopportano direttamente il rischio di credito che sono chiamate a valutare. E quando un giudizio è esercitato senza responsabilità diventa prima o poi insopportabile.

Su cosa si fonda «un’altra finanza»?

Sulla cooperazione. Gli scambi possono essere finanziati da forme dicompensazione. Gli investimenti possono essere finanziati attraverso forme di compartecipazione ai profitti e alle perdite.