Recensione
Gianni Gennari, Avvenire, 24/07/2012

Amicus Maximus, macché dottrina astratta

Non se la prenderà il mio amico Massimo Teodori se dico che è proprio sfortunato: l'amicizia non fa velo al dissenso. L'altro ieri, prima pagina della "Domenica" del "Sole 24Ore" – «Salvemini e la libertà da condividere» – il suo elogio di Gaetano Salvemini, uno che «tenne sempre presente la lezione dei fatti e dell'avversione alle dottrine astratte», iniziava con uno sbrigativo giudizio di questi su don Luigi Sturzo proprio perché credente. Insomma, questa sarebbe la «lezione dei fatti»: la fede è «dottrina astratta» e ogni modernità deve esserle «avversa»! E la sfortuna? Subito servita fredda! Proprio lì sopra, in alto alla pagina – titolo «Indignarsi» – c'è il "Breviario" di Gianfranco Ravasi, uno che da tutta la vita va appresso a quella «dottrina astratta». Non basta: lì sotto, sempre in prima, nel "Memorandum" del direttore, Roberto Napoletano – «Il "vecchio" tedesco che capiva l'Europa» – leggi l'elogio di «Konrad Adenauer», il quale «come prima visita da Cancelliere… volle recarsi a Roma dal suo amico De Gaperi», e segue anche il ricordo di John Kennedy, presidente degli Stati Uniti. Insomma: altri tre, piuttosto importanti, che andavano appresso a quella «dottrina astratta». E non è finita: tutta la p. 34 ("Religioni e Società") con articoli e recensioni illustri – Giovanni Santambrogio, Bruno Forte vescovo e teologo, ancora Ravasi («La Bibbia e le arti»), Lucetta Scaraffia («Rivoluzione femminile del Concilio») e altro – dice che le «dottrine astratte» resistono ancora. Pare persino che orientino ancora tanta umanità – figurarsi! – persino intelligente e "moderna". Non si capisce perché chi liberamente le rifiuta abbia bisogno di disprezzare chi le accoglie. Che peccato!