Recensione
Diego Gabutti, SETTE - Corriere della Sera, 15/06/2012

La filosofia è una partita a tre

Già il fatto di aver “ conquistato Hannah a un ballo grazie a un’osservazione fatta danzando in cui affermavo che l’amore è quell’atto attraverso il quale l’a posteriori , ovvero l’altro incontrato per caso, viene trasformato in un a priori della propria vita” non prometteva niente di buono per il matrimonio tra Hannah Arendt e Gunther Anders. Imperativo e categorico, questo stesso aneddoto farà da epigrafe anche alla Battaglia delle ciliegie , il libro che sessant’anni più tardi Anders scriverà in memoria del suo amore di gioventù. Un dialogo in gergo filosofico stretto tra lui e l’autrice della Banalità del male sulla questione delle monadi leibniziane mentre snocciolano ciliegie sul balcone di casa. Ci sono o non ci sono finestre per comunicare tra monadi? Più che d’un pestifero problema ontologico , ha l’aria d’una metafora: cos’è andato storto - ai tempi, quando la Germania impazziva e la filosofia , anziché predicare la buona vita, attizzava il fuoco delle passioni politiche – tra Hannah e Gunther? Marburgo, in ogni modo. 1929. Lei è una studentessa ventitreenne di filosofia e lui, di quattro anni più vecchio, è “fresco di dissertazione” con Edmund Husserl. Entrambi sono stati allievi di Martin Heidegger, che, come vuole la tradizione della grande filosofia tedesca, da Hegel in avanti, non è soltanto un maitre à penser ma anche una sorta di rockstar. Hannah ne è stata anche l’amante, e resterà sotto incantesimo heideggeriano fino alla morte. Lei è ebrea, mentre Heidegger ( all’inizio degli anni venti i suoi baffi appaiono folti e nietzschiani, dieci anni più tardi sottili e a spazzolino) accoglie con entusiasmo la legislazione antisemita e correrà ( senza fortuna) per il titolo di filosofo ufficiale del nazionalsocialismo. Non di meno l’autore d’ Essere e tempo rimarrà sempre il grande amore dell’autrice delle Origini del totalitarismo. Passione inspiegabile e spericolata, come tutti gli amori, quella tra Arendt e Heidegger è forse la liaison più dangereuse del secolo. Del povero Gunther Anders, ebreo come lei, come lei antifascista, invece Hannah si dimenticherà subito, separandosi da lui già un paio d’anni dopo il matrimonio, divorziando nel 1937 e incontrandolo di nuovo soltanto una o due vita più tardi, in Germania. Gunther, nel frattempo, ha scritto due libri importanti: L’uomo è antiquato, un esame impietoso della condizione umana del mondo dominato dalla tecnica, e il best seller pacifista La coscienza al bando, un carteggio con Claude Eatherly, il pilota che sganciò la bomba su Hiroshima. Degli stessi temi filosofici, con ben altro genio e maggior fortuna, s’occupava anche l’ex moglie, come si può leggere oltre che nel memoriale di Anders, anche in Hannah Arendt di Marie Luise Knott, una bella biografia intellettuale fresca di libreria. Ma queste due particolari monadi non erano fatte per affacciarsi l’una alle finestre dell’altra. Hannah ignorò l’ex marito fino all’ultimo. Lui scriverà che Hannah era “in grado preparare un ottimo brasato come d’interpretare un teso di Agostino: quasi giocando, ma senza giocherellare”, ma che “quando iniziò ad apprendere a deridere, la sua bellezza iniziò, come per punizione, ad abbandonarla. (…)Due rughe profonde apparvero tra le sue sopracciglia. Una bella Gorgone”.