Recensione
Emiliano Morreale, Il Sole 24 ore, 12/02/2012

L'energia della celluloide

Emiliano Morreale Da qualche anno, ci siamo accorti in Italia di avere grandi patrimoni di immagini, depositi di memorie di enorme valore. La Rai fa circolare sempre più i propri archivi, crescono le istituzioni che raccolgono filmini privati, e dal 2006 la Cineteca Nazionale e la Regione Piemonte hanno dato vita, a Ivrea, all' Archivio nazionale del cinema d' impresa, riportando alla luce una storia in parte nascosta, quella del rapporto tra cinema e industria. Una storia che risale agli anni del muto (Fiat e Borsalino cominciano già nel 1911-'12), e nel Dopoguerra coinvolgerà nomi di grandi registi. Ermanno Olmi inizia proprio come giovane impiegato della Edison volta a fare film, con piccoli capolavori scritti anche insieme a Goffredo Parise e Pier Paolo Pasolini. Ma spesso saranno nomi già affermati a fare questi documentari, destinati alle fiere, alla circolazione interna o, in seguito, alla tv: Blasetti, Antonioni, Risi, Emmer, i Taviani, Orsini, Pontecorvo, Bertolucci (La via del petrolio, anch' esso uscito in dvd) - o, per i film a cartoni animati, Emanuele Luzzati e Bruno Munari. Ai testi collaborano Fortini, Calvino, Sciascia, le musiche hanno magari la firma di Luciano Berio o Roman Vlad. L' Archivio di Ivrea al momento ha rilevato i fondi di una trentina di aziende, da Olivetti a Fiat, da Ansaldo a Martini & Rossi, e 650 filmati sono già consultabili in rete (ma i materiali sono decine di migliaia). Ma a produrre film sono anche le aziende pubbliche, e a volte il cinema industriale si fa esplicitamente sociale. Giulio Latini nel libro L' energia e lo sguardo racconta i rapporti tra l' Eni e il cinema, e in particolare i documentari di Gilbert Bovay che accompagnano la politica dell' ente nei confronti dei Paesi africani dopo la morte di Mattei, raccontandone con sguardo partecipe i movimenti di decolonizzazione. E anche l' Azienda energetica milanese dal 1928 al 1962 racconta la propria attività in una serie di film, raccolti oggi nel volume con dvd, Cinema elettrico. In questo caso non si tratta di produzioni impegnative commissionate a registi di fama, ma di filmati a uso interno, spesso non firmati: quasi filmini familiari, "ritratti di famiglia" di un' azienda pubblica che racconta il proprio territorio e il proprio funzionamento. Come nota Gianni Canova: «i film che lo compongono, più che a illuminare la storia del cinema, sono utili alla storia tout court». Ma i curatori comunque hanno scoperto tra gli archivi due piccoli gioielli dimenticati, realizzati dal poeta e regista, Nelo Risi nel '57: Acqua equivale energia e Un fiume di luce (quest' ultimo anche con disegni di Mino Maccari), che raccontano il trasformarsi dell' Adda, nella sua discesa dalla Valtellina, in risorsa elettrica per Milano. Certo, alcuni film industriali risentono del peso della committenza e mostrano un' ideologia che, in anni in cui si parla di sviluppo sostenibile o di decrescita, può imbarazzare (ma comunque meno che nei seducenti spot pubblicitari di oggi): l' entusiasmo per il petrolchimico di Gela o di Marghera, l' apologia senza ombre della plastica e dell' automobile. I momenti migliori sono proprio nei film che si soffermano sul lavoro, sulla sua dimensione quotidiana e quasi epica, in anni di sviluppo impetuoso, come appunto i film dell' Aem. Come ricorda l' altro curatore del dvd, Giulio Bursi: «Se delle generazioni del fordismo si sono persi i gesti, gli abiti, la forza comunicativa del loro lavoro che i mezzi di comunicazione di massa hanno portato fino a noi, queste immagini ci restituiscono qualcosa di prezioso».