Recensione
Luciana Borsatti, ANSAmed, 01/06/2012

Libri: la Libia non è la Siria, Mezran racconta perché

Che per l'Occidente il caso Siria sia diverso da quello libico e' cosa nota. Ma la raccolta di saggi Libia. Fine o rinascita di una nazione? a cura di Karim Mezran e Arturo Varvelli, edita da Donzelli con prefazione di Lucio Caracciolo (188 pp, 17.50 euro) aiuta a rinfrescare i ricordi sulla caduta di Gheddafi ed anche a guardare a quegli eventi in una nuova luce.

E in particolare lo fa il saggio di Mezran sulla "improbabile rivolta, saggio che si propone di presentare un diverso racconto dei fatti rispetto alla narrativa andata per la maggiore sui media internazionali. E approfondisce l'ipotesi secondo cui le rivolte spontanee iniziate in Cirenaica sarerbbero state seguite da eventi non altrettanto spontanei. In realta', e' la tesi su cui si sofferma lo studioso anche sulla base di fonti riservate e contatti personali, le rivolte ebbero l'effetto di accelerare un processo che i servizi segreti francesi avevano gia' cominciato a preparare da tempo, con un colpo di stato che doveva scattare all'inizio dell'estate 2011, con la complicita' di alcuni uomini chiave del sistema. Questo puo' spiegare le defezioni repentine di alcuni militari gia' nei primi giorni delle rivolte, la rapida genesi del Consiglio nazionale di transizione di Bengasi, la disponibilita' di armi da parte dei ribelli e l'intensa attivita' diplomatica di Parigi, Londra e poi di Doha a favore dei rivoltosi. E anche la rapidita' con cui, solo un mese dopo la prima manifestazione di piazza che vide le prime vittime della repressione a Bengasi, l'Onu diede il via libera all'intervento militare a sostegno degli oppositori del rais. Un vero e proprio precipitare di eventi, in cui non trovarono posto per la discussione soluzioni diplomatiche piu' indolori, come quella di lasciare qualche via di scampo al rais per favorire una transizione pacifica - soluzione andata invece in porto con l'ex presidente yemenita Saleh e riportata in auge di recente, dopo 15 mesi di sangue in Siria, per il presidente siriano Bashar Al Assad. Tutto questo mentre la versione dominante nelle cronache di quei giorni, sottolinea Mezran, era quella della qatariota Al Jazira. E mentre la maggior parte dei media dimenticava di registrare la messa in onda, da parte della tv di stato libica, delle intercettazioni di una conversazione tra l'ambasciatore britannico e un portavoce dei ribelli, rivelatrice di una certa sudditanza''del secondo dal primo.

Media internazionali distratti, insomma, come lo furono le potenze occidentali di fronte al rapporto di Amnesty International che gia' nei mesi scorsi attribui' ai ribelli atrocita' analoghe a quelle dei gheddafiani. A cio' si affianca l'emergere solo dopo la caduta del rais dell'effettiva entita' delle forze islamiste tra i milizioni che lo combatterono. Anche se, rassicura Mezram, l'islam libico, anche se radicale, non e' necessariamente qaidista e tantomeno jihadista, ma un movimento locale e di liberazione.

Una ricostruzione dei fatti quella di Mezran - docente della John Hopkins University - che se in parte rieccheggia quella di chi stava con il rais, dall'altra va nella stessa direzione di quella scelta anche per altre primavere arabe da altri autori come Alfredo Macchi in 'Rivoluzioni Spa' (Alpine Studio) A quello edito da Donzelli e' andato il compito di ricostruire diversi aspetti del caso Libia, fin dalle sue origini nella breve storia coloniale italiana. E di invitare ora le potenze occidentali, che anche per interessi nazionali e particolari hanno agito, ad aiutare i nuovi dirigenti libici a superare il rischio che prevalgano in quel Paese le frammentazioni interne ed a sostenervi un percorso democratico che sia veramente tale. (ANSAmed).