Recensione
Bruno Gravagnuolo, L'Unità, 16/05/2012

Il tic di chiedere ai compagni ebrei.....

«...ANCHE SE IL TIC DI CHIEDERE AI COMPAGNI EBREI di essere in prima fila quando c’è da attaccare Israele è ben lungi dall’essere scomparso del tutto». No, francamente a noi pare cancellato quel «tic» di cui parlava Paolo Mieli sul Corsera nel recensire il libro di Matteo Di Figlia edito da Donzelli con prefazione di Salvatore Lupo: Israele e la sinistra. Magari sopravvive in qualche anfratto della sinistra radicale dispersa, dove più o meno inconsciamente ancora possono venir sovrapposti «antisionismo» e «antisemitismo» (doppia damnatio che nasce a destra, comunque). Semmai il tic, il «crampo», è un altro, a sinistra. E sta nella domanda automatica, che ciascuno a sinistra si autorivolge, quando critica il governo di Israele «C’è rischio di antisemitismo in questo?». Eppure le cose dovrebbero essere chiare. E il criterio guida resta: il diritto di Israele ad esistere come «stato-nazione». Non come Stato- Missione o Eretz-Israel (Grande Israele). In una col diritto allo Stato palestinese. Inficiato però di fatto ogni volta che la dirigenza palestinese non è chiara sul quesito: deve esistere Israele sicuro nei propri confini? Purtroppo su questo si è andati avanti e indietro sui due fronti, giungendo a un passo dalla soluzione più volte. Ma poi regredendo a Intifade e repressioni (e grande è la responsabilità non solo dell’ultimo Arafat ma anche di Bush jr. e di tutto il ciclo neocons). E la sinistra? Vecchia storia...che comincia con Marx, con la Questione ebraica. Fin dall’inizio, sbagliando, si è infatti negata la questione nazionale ebraica in quanto tale. Reputandola «borghese e ristretta». E all’errore se ne aggiunse un altro, sempre in Marx: considerare gli ebrei come portatori della «mercatura e del denaro» (certo in chiave progressiva per Marx!). Si riapriva così la strada all’endiade «ebrei/denaro», strada altresì già spianata dall’antigiudaismo cristiano fin dall’alto Medioevo....