Recensione
Claudio Puppione, Quotidiano IDEA, 07/06/2012

Presentazione al Circolo della stampa

Al Circolo della stampa, in corso Stati U niti 27, a Torino, ve nerdì 8 giugno, con inizio alle 17,30, sarà presentato il libro “Le mani sulla banca-Il caso fondazione “Cassa di risparmio di Cuneo” (Donzelli editore, 176 pagine, 22,50 euro). Coordinati dal giornalista cuneese Giuseppe Grosso, a parlare del volume saranno l’autore, Carlo Benigni, e David Lane, corrispondente dall’Italia di “The economist”. La sintesi riportata in co pertina dice molto sul filo conduttore del testo: «Tutto ciò che una fondazione ha fatto (e non avrebbe dovuto fare) nei confronti della sua partecipata». Carlo Benigni è stato responsabile delle relazioni esterne della Cassa di risparmio di Cuneo dal 1978 al 1994 e, con la nascita dell’istituto di credito frutto della fusione fra la Crc e la Banca del monte di Lombardia, dal 1995 al 2011 ha ricoperto un incarico analogo in seno alla Banca regionale europea. Ha diretto anche la rivista “Rassegna”, magazine e conomico della banca per cui lavorava, che sotto la sua guida ha ospitato contributi di studiosi e di esperti di eccezionale rilevanza internazionale. La qualità delle sue conoscenze in questo ambito è certificata proprio dall’intervento di David Lane alla presentazione torinese di domani. Fa parte del Comitato scientifico della “Graduate school of management” del “Groupe Esc Cler mont” ed è presidente della Federazione delle associazioni Italia-Israele. Per i suoi lunghi trascorsi in posizioni apicali dell’istituto di credito, l’autore del libro conosce be ne le vicende di cui parla. Benigni comunque non pretende gli si riconosca una posizione “super partes”: infatti non fa mi stero di stare dal la parte dell’ex presidente della Bre, Piero Ber tolotto, sfiduciato a sorpresa un paio d’anni fa dalla fondazione “Cassa di risparmio di Cuneo” presieduta da Ezio Falco, atto che ha dato il “la” a una guerra senza esclusione di colpi che non pare ancora finita. La sensazione netta, suffragata anche dalla lettura de “La mani sulla banca” è che, pur continuando la scaramucce che hanno portato a esposti alla magistrature e a querele incrociate, a tratti con connotati da “spy-story”, sui due fronti si stia preparando lo scontro finale, il quale dovrebbe essere rappresentato dalle assemblee dei soci delle banche del Gruppo Ubi previste per la primavera 2013. La lettura del libro, al di là delle posizioni che ciascuno può avere in merito alla diatriba in corso, è avvincente. Carlo Benigni ha soprattutto effettuato un’accurata ricerca documentale e riporta la cronistoria dei fatti, e anche delle opinioni favorevoli alla sua impostazione, legandola con i suoi commenti e con le sue interpretazioni. La quarta di copertina è molto esplicita: «Qual è il rapporto corretto tra una fondazione bancaria e la banca di cui è azionista? È più facile dire come non deve essere. Questo li bro presenta un “case history” esemplare, relativo al rapporto tra la fondazione “Cassa di risparmio di Cuneo”, la Banca regionale europea e il gruppo Ubi Banca. I soggetti sono di primaria importanza: la Fondazione è tra le prime dieci in Italia, la banca è la prima tra le aziende di credito con sede legale in Piemonte; Ubi Banca è tra i primi cinque gruppi bancari nazionali. La Banca regionale europea è tra le banche più solide a livello di sistema. Bilanci a posto, ottima redditività, sofferenze al minimo. Ma nel marzo 2010 la Fondazione delibera la sfiducia nei confronti del Presidente della banca, di cui controlla una partecipazione, e nomina al suo posto, nel Consiglio di gestione del gruppo, di cui è tra i primi azionisti, il Presidente del Collegio sindacale. Perché? Nessuno sa spiegarlo; la business community cuneese è compatta nel deplorare la decisione. Poi si scopre che il Presidente della Fondazione, titolare di un’azienda in difficoltà, se l’è fatta ricapitalizzare da una società che fa capo al Presidente del Collegio sindacale, con cui è socio in affari, il quale viene catapultato al ruolo di banchiere nazionale. Alle legittime domande in tema di rispetto del Codice etico, di gestione del patrimonio, di rapporto con gli enti che designano il Consiglio generale, la Fondazione non ha dato risposte di merito, chiamando tutti a raccolta in difesa dell’istituzione, che ha ragione “a prescindere”. Di fatto, con la stessa classe dirigente del secolo scorso, che si fa nominare e rinominare dagli enti beneficiati, la Fondazione si è costituita come potere autoreferenziale e sovraordinato rispetto alle istituzioni locali e ai partiti. Il cerchio si chiude e si torna a una prospettiva nazionale. Alla luce di questa e di altre esperienze, ha senso che le fondazioni esercitino influenza nella go vernance delle banche? A Cuneo la politica, che nella vicenda ha svolto una funzione ancillare rispetto alla Fondazione, riscoprirà il proprio ruolo e la propria dignità?». Falco ha sempre respinto le accuse e in una recente intervista ha dichiarato: «Hanno creato quella che Saviano ha definito la “macchina del fango”; cito un articolo: “È un sistema semplice e antico che funziona talmente bene da diventare regola: chi si pone contro il Governo o certi poteri, finirà infangato”. A me sta succedendo questo. La risposta sta nei comportamenti quotidiani che possono essere tutti tracciati a testimonianza del l ’agire corretto». Altri non la pen sano così e di certo trovare un punto di mediazione è impossibile.