Recensione
Redazione, Soldi, 23/05/2012

Lo spinoso ruolo delle Fondazioni

Qual è il rapporto corretto tra una Fondazione bancaria e la banca di cui è azionista? Prova a spiegarlo Carlo Benigni, ex responsabile delle relazioni esterne della Cassa di Risparmio di Cuneo (1978-94), della Banca Regionale Europea (1995-2011), e della Fondazione Cassa di Risparmio di Cuneo (2002- 2009). Nel suo libro intitolato “Le mani sulla banca” ed edito da Donzelli, l’autore racconta una realtà che ha vissuto in prima persona, parlando in particolare di “tutto ciò che la Fondazione ha fatto (e non avrebbe dovuto fare) nei confronti della sua partecipata”. A partire da quando, nel marzo 2010, ha deliberato la sfiducia nei confronti del presidente della banca - che pure aveva a suo dire bilanci a posto e sofferenze al minimo - nominando al suo posto il presidente del collegio sindacale. Il motivo, osserva Benigni, nessuno sa spiegarlo. Fino a quando si è scoperto che “il presidente della Fondazione, titolare di un’azienda in difficoltà, se l’è fatta ricapitalizzare da una società che fa capo al presidente del collegio sindacale, con cui è socio in affari, il quale viene catapultato al ruolo di banchiere nazionale”. Di fatto, osserva l’autore, “con la stessa classe dirigente del secolo scorso, che si fa nominare e rinominare dagli enti beneficiati, la Fondazione si è costituita come potere autoreferenziale e sovraordinato rispetto alle istituzioni locali e ai partiti”. Alla luce di questa e di altre esperienze, si chiede Benigni, “ha senso che le Fondazioni esercitino influenza nella governance delle banche? E a Cuneo in particolare la politica, che nella vicenda ha svolto una funzione ancillare rispetto alla Fondazione, saprà riscoprire il proprio ruolo e la propria dignità?”