Recensione
Valerio Rosa, L'Unità, 18/06/2012

«Pensate: una valletta filosofa!».

«Pensate: una valletta filosofa!». Con la stupita ammirazione con cui ama sottolineare il nozionismo dei campioni dei telequiz, nella prima puntata del Rischiatutto Mike Bongiorno presenta ai telespettatori italiani un’imbarazzata Sabina Ciuffini, iscritta al primo anno di Filosofia. Qualche anno dopo, nella prima edizione di Scommettiamo?, Bongiorno sarà affiancato da Paola Manfrin, involontaria caricatura delle femministe dell’epoca, istinto ribelle, modi non esattamente oxfordiani, ma uguale disponibilità a consegnare le buste e a sorridere in favore di telecamera. Il meccanismo è amaramente spiegato da Daniela Brancati, la prima donna in Italia a dirigere un telegiornale a diffusione nazionale, in Occhi di maschio. Le donne e la televisione in Italia. Una storia dal 1954 a oggi (ed. Donzelli). «Televisione in Italia è solo apparentemente sostantivo femminile. In realtà è maschile. Maschile e non neutro. ( ) È maschile perché il mezzo di cui parliamo non riesce per sua natura a essere né neutro né neutrale, ma si schiera quasi sempre dalla parte del vincitore. È maschile perché tale è il genere che ancora detiene saldamente il comando. È maschile perché tale è il punto di vista che esprime. Tutto ciò che si vede in tv filtra attraverso quello che comunemente si definisce male gaze, lo sguardo maschile. Anche quando la donna sembra protagonista della ripresa, dietro la telecamera c’è l’occhio di un uomo che offre di lei l’immagine che lui desidera».

Con queste premesse, è inevitabile che ogni tentativo di affermare una personalità, un carattere, un modo di essere venga assorbito, omologato e quindi depotenziato dai meccanismi dell’entertainment, che di ogni cosa fa spettacolo, purché soddisfi le aspettative dello spettatore, ossia il maschio davanti al teleschermo. Ne è derivata una gigantesca apologia del conformismo, una cristallizzazione degli stereotipi che fondano e giustificano la disparità tra uomo e donna: «lui vestito, lei spogliata, lui assertivo, lei sentimentale, lui nel ruolo dell’esperto, lei come complemento della scenografia». Le logiche della televisione commerciale (con la disgustosa e diseducativa appendice, a metà tra il pecoreccio e la procedura penale, che ha imputridito la scena politica italiana fino a poco tempo fa), hanno definitivamente rotto i pochi argini rimasti, smascherando il desiderio maschile di sminuire la presenza sociale della donna, da restituire al ruolo di angelo del focolare e riposo del guerriero. Le donne che lottano per la propria dignità e che si indignano alla sola idea di consegnarsi alle fauci di qualsiasi drago, non servono gli interessi dominanti né l’ideologia che li sostiene, non ispirano disponibilità e non fanno vendere detersivi.

Le poche eccezioni (citiamo qui, tra le meno ricordate, Mimma Nocelli ed Enza Sampò) non mutano il quadro generale e non aprono crepe nel muro, obiettivo a cui invece punta l’operazione militante di Lorella Zanardo, autrice del documentario Il corpo delle donne, cliccatissimo su youtube, e dell’omonimo saggio, edito da Feltrinelli. Le immagini, ricorda Zanardo, sono memoria, sapere, educazione, e sono anche uno specchio, che in alcuni mostra e in altri nasconde: mostra che, a fronte di un pubblico televisivo composto per il 60% da donne, nel sistema dei media il potere decisionale è maschile; nasconde la forza, l’inventiva e la capacità delle donne, le immiserisce con la coazione alla bellezza e alla giovinezza, nel tentativo di intimidirle. Con un corollario volgare, inevitabile conseguenza dell’esasperazione del fenomeno: il dissenso dalle idee di una donna non più bella e non più giovane deraglia facilmente nella denigrazione dell’aspetto fisico. Ed è l’argomento definitivo, che chiude la partita. Ci sarebbero (e ci sono), ad esempio, tanti validi motivi per contestare Angela Merkel, ma non è elegantissimo insistere sulle dimensioni del suo sedere, come invece va di moda, non solo in tv. Si verrà fuori da tutto questo, secondo la filosofa Luisa Muraro, se le donne sapranno rivolgersi a quegli uomini in grado di nutrire sentimenti civili. La prossima rivoluzione femminile potrebbe essere combattuta insieme da uomini e donne.