Recensione
Francesca De Sanctis, L'Unità, 28/05/2012

Nel mondo di Garmann

Arriva dalla Norvegia l'album più «pazzo» per i piccini. E non ha niente a che vedere con i tratti sognanti e delicati che in genere caratterizzano le illustrazioni per bambini, pur essendo molto tenero e poetico. È soprattutto pieno di humor, tanto da riuscire a parlare e ridere dei problemi che affliggono tutti noi: la paura della morte, il tempo che passa, il buio... Lui si chiama Stian Hole e in Italia lo abbiamo scoperto grazie alla casa editrice Donzelli, che ha pubblicato due dei suoi volumi: L'estate di Garmann e Il Segreto di Garmann. In questi giorni Hole è in Italia per ritirare il prestigioso premio Andersen. La prima cosa che salta all'occhio sfogliando i suoi libri è la particolarissima tecnica che lei usa: fotografia, collage, disegni. Come realizza le sue tavole? «Sì, le illustrazioni sono messe insieme a strati, come montaggi digitali in Photoshop. Raccolgo struttura, foto digitali, scansioni, note e schizzi, e poi in Photoshop, le riordino, le bilancio (ingrandendole o rimpicciolendole) e le capovolgo fino quando non accade qualcosa di interessante - si spera. Gli strumenti digitali sono eccezionali per lavorare in questo modo. Il processo porta via molto tempo, ma per me tutte quelle ore di lavoro sono piene di gioia e luminosità. Mi piace giocare ed esplorare come organizzare e riorganizzare gli elementi, e quando lavoro sulle immagini dimentico il tempo e cosa succede intorno a me». Il secondo aspetto che mi ha colpito è che gli anziani hanno le rughe e i denti dei bambini sono storti... un mondo dove non bisogna aver paura di dipingere la realtà così com'è? «Sì, ha ragione. Eppure, nei miei occhi, le tre zie anziane sono belle. Ho anche notato che si incontrano e comunicano molto bene con questa inquieto e magro ragazzino di sei anni. Quindi mi piacciono. Inoltre, mi ricordano la mia vecchia nonna bellissima e le sue due sorelle. Alcuni bambini mi hanno detto di trovare le zie un po' paurose e strane. Ma anche io la prima volta che ho visto la mia vecchia zia tir fuori i denti e metterli in un bicchiere d'acqua l'ho trovata strana e bizzarra. Non sono sicuro di voler immaginare la realtà così com'è. Ma voglio vedere come appare attraverso gli occhi di Garmann». E a proposito di paure nei suoi libri si parla perfino di morte, di vecchiaia, del buio: qual è il segreto per affrontare certi argomenti con i più piccoli? «La mia esperienza è che i bambini non hanno paura di parlare dei misteri della vita. Perché la letteratura per l'infanzia non dovrebbe avere una vasta gamma di argomenti, come le storie per adulti? Inoltre, il mio approccio è che tutto ciò che fa paura o è difficile nella vita diventa meno spaventoso e difficile quando se ne parla. Gli albi illustratti (pictures-book) vengono spesso letti da bambini e adulti insieme, e offrono uno spazio sicuro per avvicinarsi anche temi difficili. Ma, non mi fraintenda, non ho alcuna missione di rendere i libri per i bambini cupi! Cerco solo di raccontare una storia che mi piace. E spero che i lettori trovino in questi libri scene illuminanti, ma anche divertenti e buffe». Parliamo di Garmann: cosa ha ispirato questo personaggio? «Mi ricordo il punto di partenza molto bene. È stato nel nostro giardino una sera d'estate quando ho visto uno sguardo negli occhi di mio figlio che mi ha ricordato la mia infanzia. Ho visto che era spaventato di dover cominciare la scuola. Così ho tentato di ricordare come appare il mondo agli occhi di un bambino di sei anni. Quello fu l'inizio del progetto. Non sapevo dove sarebbe andato a finire, ma era qualcosa che volevo esplorare». Dopo «L'estate di Garmann» e «Il segreto di Garmann» quale sarà la prossima avventura? «Sto lavorando su un nuovo album che sarà pubblicato all'inizio del prossimo anno. Non dovrei dire troppo, perché non è ancora finito. Una delle cose più belle nel leggere e nello scrivere storie, è che posso vivere varie vite parallele. Una nuova storia è un viaggio emozionante. Mi sento come un esploratore, cerco di aprire i miei sensi e seguire i personaggi, per scoprire cosa succede. Siamo come due uccelli che si rincorrono in aria, io sono quello dietro, che cerca di seguire e raggiungere i giri rapidi e le evoluzioni sorprendenti di quello davanti».