Recensione
Fiorella Iannucci, Il Messaggero, 23/05/2012

Hole: I miei bambini digitali che svelano i segreti dell'nfanzia

La sua tecnica è davvero particolare. “Collage digitali realizzati a strati” spiega Stian Hole , l’autore –illustratore norvegese , classe 1969, ospite d’onore ieri di Tu-La tribù dei lettori, la festa della lettura con e per i ragazzi in pieno svolgimento al Maxxi. Sabato scorso L’estate di Garmann, uscito nel 2011 e tradotto in 20 Paesi (“Mi sento un privilegiato: grazie ai miei libri ho la possibilità di visitarli tutti e di essere qui, a Roma, una città bellissima”) è stato premiato con l’Andersen, il più prestigioso riconoscimento italiano del settore, come miglior albo illustrato per i bambini dai 6 ai 9 anni. Solo l’ultimo di una serie di premi internazionali, tra cui il Bologna Ragazzi Award 2007. Proprio oggi Donzelli, editore italiano di Hole, manda in libreria “Il segreto di Garmann”, secondo atto di una trilogia emozionante. E non solo per le inquadrature inconsuete , i primi piani iperrealisti dei protagonisti (Garmann che fa gli occhi storti per osservare una coccinella ferma sul suo naso o i volti scavati da mille rughe delle vecchie zie). Non solo per le tavole piene di oggetti e di sorprese visive . Quello che Hole riesce a fare con la grafica computerizzata è tradurre esattamente lo stato d’animo di un bambino di sei-sette anni, offrendoci uno sguardo fresco e intenso sul mondo dell’infanzia. Dice l’illustratore: “Tutto è nato dalla mia tesi di laurea alla scuola d’Arte e Design di Oslo sui fotomontaggi politici degli anni ’30. E’ da lì che sono partito per i miei albi per bambini. Ritaglio, ingrandisco, rovescio, provo e riprovo le illuminazioni giuste, infine incollo. La faccia di Garmann, per esempio, è fatta di tanti pezzi che sovrappongo e poi sfumo”. Ma il talento di Hole per il photoshop ( “in realtà lavoro con molta lentezza: per un albo posso impiegare anche due anni”) è solo un aspetto della bellezza dei suoi libri. Sono i testi, pieni delle domande profonde dei bambini ( su Dio, la paura di crescere, la morte, l’unicità delle persone anche se sono gemelle ‘identiche’ come Hanne e Johanne), a convincere e ad emozionare. Così, se nel primo libro il nostro biondissimo e lentigginoso eroe è alle prese con la paura del primo giorno di scuola ( e con le angosce degli adulti, che il bambino scopre grazie alle sue domande dirette e imbarazzanti), in Il segreto di Garmann eccolo alle prese con il primo innamoramento (“un formicolio sulla pelle, dalla punta del mignolo alla sbucciatura sul ginocchio”, scrive Hole) per Johanne. “E’ stato quel lampo di paura che ho visto negli occhi del maggiore dei miei tre figli , alla vigilia del primo giorno di scuola, ad ispirarmi. Ma c’è anche la mia infanzia in queste pagine. C’è sempre un momento della vita in cui senti che qualcosa sta per finire. Lo sanno, con Garmann, anche le tre vecchie zie. Le generazioni dialogano tra loro. Nei miei albi c’è sempre qualche adulto, al quale sono rivolte alcune citazioni visive. In fondo è lui a leggere il libro illustrato insieme al bambino”. E poi c’è il mondo di Garmann: l’avventura, l’incanto, il gioco, la condivisione di un segreto. Nuotare sott’acqua in uno stagno pieno di ninfee e di insetti ( che “è quasi come stare sospesi nello spazio”), scoprire nel bosco un vecchio rottame arrugginito che diventa , agli occhi dei due protagonisti, una capsula spaziale caduta sulla Terra solo per loro….Sorride Hole: “E’ il potere dell’immaginazione dei bambini, che vanno al cuore del mistero della vita…L’infanzia è davvero la più metafisica di tutte le età”. L’unica che si ferma ad osservare “due formiche che portano insieme una goccia d’acqua”.