Recensione
Paola Quadrelli, Pulp libri, 01/06/2012

Il saggio di Benjamin

Il saggio di Benjamin sull’opera d’arte nell’epoca della sua riproducibilità tecnica , scritto nella seconda metà degli anni ’30 ma ‘riscoperto’ negli anni ’60 , ha goduto in Italia di ampia fortuna sin dalla sua prima pubblicazione da Einaudi nel 1966 ed è disponibile in diverse versioni e traduzioni. In questo testo,m considerato un caposaldo dell’estetica moderna, Benjamin si confronta con le nuove acquisizioni della tecnica cinematografica, fonografica e fotografica per constatare innanzitutto la perdita di quella che egli definisce l’ “aura” dell’opera d’arte, ovvero quel suo carattere di unicità andato distrutto con le tecniche di riproduzione; il saggio rivendica al contempo una forte valenza politica in quanto l’autore si interroga sulle modalità mutate della fruizione dell’opera d’arte nelle moderne società di massa e mette in guardia dall’”estetizzazione della politica”, ovvero dalle manipolazioni e dalle forzature messe in campo dai regimi fascisti allora imperversanti in Europa per assoggettare le masse grazie alle tecniche di produzione e diffusione del prodotto artistico. Il volume ora edito da Donzelli riproduce le tre versioni dattiloscritte del saggio e offre per la prima volta in italiano l’unica versione di esso che fu pubblicata mentre Benjamin era in vita , ovvero la versione francese , tradotta da Pierre Klossowski con la collaborazione dell’autore e pubblicata sulla “Zeitschrift fur soziale Foschung” di Max Horkheimer nella primavera del 1936. La puntuale “Nota al testo” del traduttore e l’introduzione, densa ma non sempre perspicua del curatore Fabrizio Desideri, guidano il lettore all’interno del “cantiere” di lavoro in cui nacquero le tre versioni del saggio e illustrano nel dettaglio le varianti cui il testo fu sottoposto. Resta da chiedersi, però, perché il curatore abbia rinunciato alla pubblicazione della versione manoscritta del saggio conservata presso l’archivio Benjamin di Berlino: pur essendo interamente confluita nelle versioni dattiloscritte successive , essa avrebbe dovuto figurare in un’edizione, come la presente, che rivendica una sua autorevolezza filologica.