Recensione
Bruno Gravagnuolo, L'Unità, 08/06/2012

D'Alema: falsità su Gramsci per delegittimare i partiti

La polemica sul Togliatti stalinista e sul Gramsci eretico è falsa, e politicamente strumentale». Verso la fine del suo intervento sull’ultimo libro di Giuseppe Vacca alla Biblioteca del Senato a Roma, Massimo D’Alema tira le fila del suo pensiero su Antonio Gramsci. E il cuore del suo ragionamento è questo: «Vogliono delegittimare le culture politiche del dopoguerra e i partiti che ne sono gli eredi». A vantaggio di che? «Antipolitica, partiti personali, esaltazione dei tecnici, troncando la possibilità che la democrazia possa esprimersi attraverso soggetti politici di massa». L’affondo di D’Alema è stato uno dei momenti chiave di un dibattito su un tema non solo storiografico, ma politico a tutto tondo: Vita e i pensieri di Antonio Gramsci. 1926-1937, come da titolo del libro Einaudi di Vacca, presidente della Fondazione Gramsci. E a discutere del libro, stimolati dal direttore de l’Unità Claudio Sardo, oltre a D’Alema c’erano Roberto Gualtieri, storico e deputato europeo, Pierluigi Castagnetti dirigente Pd, e la senatarice Anna Finocchiaro. In chiusura poi, Vacca ha annunciato ufficialmente il via libera alla commissione del «Gramsci» sul presunto Quaderno gramsciano «scomparso», segnalato più volte dal linguista Franco Lo Piparo nel suo "I due carceri di Gramsci" (Donzelli). Commissione richiesta dallo stesso Lo Piparo dalle colonne del Corsera,che sarà presieduta da Gianni Francioni e di cui vi abbiamo dato ieri su l’ Unità in anteprima la notizia. Ma torniamo al libro di Vacca. Due i nodi affrontati un po’ da tutti: il «giallo» del prigioniero nei suoi rapporti con Togliatti e il Komintern, e l’attualità delle categorie interpretative di Gramsci all’oggi. Bene, giudizio quasi unanime sul primo punto: il libro di Vacca, che è anche una biografia-monografia di idee, chiarisce con nuovi documenti un punto cruciale. E cioè: Gramsci era convinto che Il Pc e Togliatti lo avevano danneggiato e compromesso, aggravando la sua posizione dinanzi al tribunale fascista. Ma in realtà, come riassume bene Gualtieri, la questione era diversa. Era la trattativa tra Urss e fascismo, da cui il prigioniero si attendeva la liberazione. La lettera di Grieco al prigioniero del 1928 non svela affatto il ruolo di «capo» di Gramsci - ruolo arcinoto - svela bensì che il Pci si stava attivando per la liberazione del detenuto e forse si preparav a vantarsene politicamente. Il che per Mussolini era inaccettabile (lo pensava Gramsci e glielo suggerirono gli stessi carcerieri). Sta di fatto che l’Urss non si attivò mai formalmente, perché quel Gramsci era un critico del Komintern e della sua politica «bloccarda» e da «stato guida monolitico». Morale le carceri erano due, fascista e indirettamente sovietica. In mezzo c’è il detenuto, la sua soggettività, la sua forza e i suoi sentimenti, come ha ricordato Anna Finocchiaro, dopo aver ripercorso l’idea originale gramsciana della rivoluzione gradualista in Occidente e non più «leninista ». Già, il «revisionismo» di Gramsci, su cui insisteva Vacca nel finale. Anche Castagnetti, che pure viene da tutt’altra cultura, lo riconosce quel revisionismo, pur nel rimarcare il «tratto post-ideologico del Pd». E si spinge al di là di Gualtieri. Quando afferma il carattere pregnante e attuale di luoghi e «categorie» gramsciane: «L’analisi del fascismo, come incarnazione storicamente determinata del populismo, tema attualissimo». E poi: il «nesso tra Costituente, pluralismo e “filosofia della prassi” autocritica e conflittuale, revisionista appunto». Che vuol dire? Nient’altro che questo: Gramsci fu un comunista che oltrepassò i confini del comunismo novecentesco. Autore dunque modernissimo, e a pieno titolo tra le fonti primarie del Pd, con le sue idee di conflitto, egemonia, emancipazione delle classi subalterne. E allora in conclusione, la «destructio» di Gramsci e Togliatti, salvando magari l’eresia «inerme» del primo, fa il paio a ben guardare con la cancellazione della cultura sociale cattolica, con la rimozione ad esempio della figura di Aldo Moro. A beneficio di chi? Come dice ancora D’Alema: «Lobbies, élites tecniche, gruppi dominanti vecchi e nuovi: contro i partiti di massa».A proposito, sapete cosa scriveva Gramsci in carcere di Sturzo e del Ppi di allora: «Sono l’unico partito liberale e popolare di massa...». Ecco, la nostra Costituzione nasce anche da questi pensieri... che da due decenni in qua cercano di sradicare.