Recensione
Sergio Caroli, La Sicilia, 03/06/2012

La famiglia italiana è tutt’altro che in declino

Ad arricchire il dibattito sul tema, secondo nuove ed originali prospettive d’indagine, giunge in libreria il saggio “Famiglia italiana. Vecchie miti e nuove realtà” di Claudia Mancina, docente Etica alla Sapienza di Roma e membro del Comitato nazionale di Bioetica, e Mario Ricciardi, professore di Filosofia del diritto all’Università degli Studi di Milano. Il volume, che raccoglie i contributi di più studiosi in ambiti diversi, compresi il diritto e la questione fiscale, illustra l’evoluzione dalla famiglia nel corso degli ultimi secoli fino all’oggi, per approdare ad una visione non ideologica di essa, una visione che ne rivaluta con forza la funzione morale e sociale e ne ribadisce l’importanza non solo per il mondo cattolico (Donzelli editore, pp. 188, 16 €).

  • Professoressa Mancina, diffusa è la convinzione che la famiglia sarebbe in decadenza, ma Philippe Ariés nel 1960 scriveva che “il sentimento della famiglia si presenta come una delle grandi forze del nostro tempo”. Perché è attuale questa tesi?

“E’ diffusa nel senso comune e nella pubblicistica l’idea che la famiglia sia in declino, per effetto dell’azione disgregatrice delle forze della modernità, che si manifestano nella prevalenza della ricerca individuale della felicità sulla fedeltà ai valori della vita in comune. La tesi di Ariès va in questo senso contro-corrente, perché riafferma la centralità della famiglia anche nel mondo contemporaneo e nega la previsione del declino. Credo che questa sia la posizione giusta, anche sulla scorta dei dati demografici, che ci dicono che la vita in famiglia è pur sempre la scelta principale di uomini e donne d’oggi. Inoltre, la tesi di Ariès è interessante perché, come già Toqueville, nega il legame tra sviluppo dell’individualismo e declino della famiglia. E’ vero che l’individualismo liberale - da non confondere con l’egoismo - ha riplasmato la famiglia caratterizzata da profonde diseguglianze e da rapporti di potere spesso brutali, facendola evolvere verso il riconoscimento della dignità di tutti suoi membri. L’affettività tra i membri si sviluppa pienamente solo in tale contesto favorevole”.

  • Lei scrive che partire dal Settecento il centro della vita familiare diventa il sentimento. Perchè l’amore sessuale tra i coniugi e l’amore dei genitori assumono un’importanza prima sconosciuta?

“La famiglia moderna si è sviluppata come sede dell’intimità, cioè il luogo di un rapporto insieme fisico e morale tra i suoi membri, che in essa vengono riconosciuti, accuditi, amati come individui corporei, che nascono, hanno rapporti sessuali, si ammalano e muoiono, e in generale condividono la vita quotidiana. Questo intendo per intimità, e questo mi sembra che sia tuttora l’aspetto principale della famiglia moderna”.