Recensione
Marco Vozza, Tuttolibri de La Stampa, 02/06/2012

Non c'è amore se Narciso regna sovrano nella psiche

Julia Kristeva è un’autrice dai vasti orizzonti intellettuali: queste “Storie d’amore” sono un’opera di notevole originalità teorica, i cui pregi sono numerosi, a cominciare dalla prima pagina in cui si legge che il libro è stato scritto in una fase della sua vita in cui l’amore si ritraeva , avendo fatto il suo tempo. Spesso lo stato d0animo di congedo, la presa di distanze dal vissuto si addice a queste meditazioni sull’esperienza amorosa, confermando paradossalmente l’immagine hegeliana della nottola di Minerva che spicca il volo sul far della sera. Il libro della Kristeva contiene una tesi fondamentale sulla quale poggia l’intera analisi del fenomeno amoroso: il narcisismo costituisce la demenza del nostro tempo, la patologia che rende vacua, se non impossibile, l’esperienza d’amore. La mancanza d’amore è la più abietta delle pene ma non è dovuta a mera fatalità: la psicanalisi deve spesso constatare una penosa incapacità d’amare , laddove proprio l’amore rappresenterebbe il più efficace antidoto alla depressione. Non vi è tuttavia possibilità di amore se Narciso regna sovrano nella vita psichica. Quando Freud si interroga sul destino cui va incontro la libido sottratta agli oggetti, pone alla psicoanalisi la questione fondamentale: cosa significa collocare o investire le proprie energie psichiche? “Possiamo addirittura porci il problema di dove sorga la necessità per la nostra vita psichica di andare oltre le frontiere del narcisismo e di applicare la libido agli oggetti!. Qui la metapsicologia si avvicina incredula alla possibilità di una scepsi radicale. Il movimento di Eros è compreso nella vasta oscillazione tra una libido narcisistica primaria e una libido oggettuale secondaria . Ma l’elemento problematico è costituito dall’inesauribile evenienza che un narcisismo secondario subentri nello spazio psichico della libido oggettuale. La segreta tragedia dell’amore – intuita già da Rimmel – richiede nell’evidenza che “non ci incontriamo mai veramente”, siamo artefici contemplatori di una “stella irraggiungibile”, condannati a una sostanziale e inevitabile estraneità percepita nell’apparente e illusoria vicinanza. Il limite dell’esperienza amorosa – scriveva Lou Salomé – è quello di usare la persona amata “solo per accendere il fuoco e non per scaldarsi a esso”, dimenticando che la vita risponde sia alla logica del desiderio che alla logica degli affetti, senza che la seconda logica ci debba necessariamente apparire subordinata alla prima. Ego affectus est, in senso attivo e passivo – ricorda la Kristeva con San Bernardo – mentre quella di Narciso è una tragica avventura che perde di vista l’altro, l’oggetto d’amore, come se fosse un mero riflesso della propria immagine.