Recensione
Antonio Vitolo, Il Mattino, 25/05/2012

L’amore che sragiona analizzato da Kristeva

Scritto nel 1983, il saggio di Julia Kristeva, Storie d'amore (pagg.350, tradotto dal compianto Mario Spinella), viene ora ristampato da Donzelli. Al fascino del titolo, all'esauriente ampiezza d'indagine, all'ottica interdisciplinare, alla creatività dello stile, radicata nell'identità femminile cosmopolita, s'unisce una struttura animata dal rigore storico e dalla profonda convinzione della storicità dell'amore: illusione terrena; verità costellata da una mancanza originaria,incolmabile;multiforme avventura intrisa di follìa, ma anche istinto irriducibile che tesse le pieghe dell'esistenza. Dall'amore non si dovrebbe mai guarire, perché è si/ragione che protegge con un velo la destinale, inamovibile trasparenza di vita e morte. L'Eros, platonico, l'agape cristiana, le figure esemplari di Narciso, Don Giovanni, Romeo e Giulietta son percorse dall'inscindibile binomio amore-odio, in cui, al di là di androginìa, eterosessualità, omosessualità, dominano l'ideale e la mancanza, indici e fondamenti del bisogno e del desiderio in un'aura di caducità e di morte. Freud appare a Kristeva il fondatore post- romantico d'una nuova angolazione dalla quale osservare l'amore. E lo psicoanalista, che sa di non di non sapere tutto quanto i pazienti vorrebbero decentrare dal proprio impegno di attingere la vita e la morte attraverso il sapere altrui, non ha scampo: deve aver conosciuto valore e limiti dell'amore e, nel contempo, dar corso all'avventurosa ricerca del senso, disincarnare ogni illusione di rappresentare dal vivo l'amabilità dell'altro, emulsionare amore e odio, potenziare il livello simbolico, tra l'immaginario e il reale. Kristeva spazia dal Cantico dei Cantici, da cui riecheggia «forte come la morte» l'amore, a Baudelaire e Stendhal. Tassello sorprendente dell'opera è, però, Corpus mysticum, l'introduzione all'edizione italiana, ove la psicoanalista erede di Freud e Lacan svela strati metamorfici del suo sentire,maturati attraverso la scrittura delle biografie di Melanie Klein, Hannah Arendt, Teresa di Lisieux. «Ho scritto Storie d'amore in una tappa della mia vita in cui l'amore si ritraeva da me»,apre Kristeva, che addita poi «l'infinita trascendenza dell'esperienza interiore »disseminata nelle pagine, guardando dall'ecumenica Assisi e dall'Italia alla permanenza dell'amore nella cultura e nella vita:antidoto alla rarefazione d'amore nel villaggio globale, ove corpo e anima rischiano l'oblìo del tremore carnale, spirituale, psichico dell'esperienza amorosa. Un'autentica lauda all'«amore-storia...che si confonde con la storia della libertà, il cui ombelico è qui, in Europa».