Recensione
Paolo Di Vincenzo, www.arteabruzzo.it, 09/05/2012

La storia dei media vista da Sangiovanni

La copertina del libro di Andrea Sangiovanni

Conoscere la storia è fondamentale per capire il presente e per immaginare il futuro. Benvenuti, dunque, sono tutti quei testi che permettono di approfondire il passato anche in un campo, quello dei mass media, che sembra tutto modernissimo. Utilissimo per tutti, studiosi, studenti, semplici fruitori (come alla fine lo sono tutti) dei mass media di oggi il saggio di Andrea Sangiovanni "Le parole e le figure" (Donzelli, 344 pagine, 22 euro) il cui sottotitolo è maggiormente esplicativo: "Storia dei media in Italia dall’età liberale alla seconda guerra mondiale". Andrea Sangiovanni è ricercatore di Storia contemporanea nella facoltà di Scienze della comunicazione all’università di Teramo dove, fra gli altri, ha tenuto corsi di Storia dei media e radio, cinema e televisione. È autore di "Tute blu. La parabola operaia nell’Italia repubblicana" (Donzelli) e di numerosi saggi su volumi collettanei e riviste.

Il libro si snoda in sei capitoli (Cavalli a vapore, segnali elettrici e corpi di luce. Alle origini della comunicazione moderna; Nuovi media per un nuovo secolo; Anni ruggenti; Un fascio di media; In guerra; Dopo il fascismo, prima della Repubblica: l’affacciarsi di una nuova epoca).

Sangiovanni conduce il lettore in un mondo che è straordinariamente simile a quello di oggi, fatte salve le ovvie differenze tecnologiche. Tanto che nella quarta di copertina sottolinea: C’è stata una «rete» capace di connettere il mondo molto prima di internet. «L’intera superficie del Paese – sosteneva infatti Samuel Morse nel 1873, a proposito del telegrafo e degli Stati Uniti – sarà solcata da quei nervi che hanno il compito di diffondere, alla velocità del pensiero, la conoscenza di tutto quello che accade in tutto il territorio, cosa che trasformerà l’intero paese in un unico grande quartiere»: ecco le fondamenta della contemporanea comunicazione di massa, di quello che McLuhan avrebbe definito «villaggio globale».

Molti quotidiani, scrive ancora l'autore, negli ultimi anni della prima guerra mondiale, erano stati acquisiti dai grandi gruppi industriali, in particolare siderurgici, con un processo crescente di concentrazione delle testate: si pensi, ad esempio, al caso dei fratelli Perrone, proprietari dell’Ansaldo, che alla fine della guerra possedevano il romano «Il Messaggero» e il genovese «Il Secolo XIX», oltre a controllare, in tutto o in parte, «Il Corriere Mercantile» e «L’Idea nazionale». Nonostante alla fine della guerra il presidente del Consiglio Orlando avesse sostenuto che la dipendenza della stampa dai gruppi industriali «in fondo, la svincola[va] da bisogni e le da[va] una certa indipendenza». Singolare dichiarazione alla luce, per esempio, di ciò che accade oggi.

Lo scopo del libro, perfettamente riuscito, è narrare l’evoluzione storica del sistema dei media, cercando un filo comune tra le differenti storie specialistiche, da quella della stampa a quella della radio, da quella del cinema a quella della rappresentazione visuale meccanica: questa vicenda entra in costante relazione con la storia del Novecento, che i mass media non si sono limitati a raccontare e a rappresentare ma che, in una misura non del tutto trascurabile, hanno anche contribuito a costruire.