Recensione
Redzione, Orto fai da te, 01/05/2012

Le risposte

I genitori di Italo Calvino rispondono, in questo delizioso libretto di settant’anni fa, alle domande dei patiti di giardinaggio di ieri, di oggi, di sempre: Come conservare i bulbi dei gelsomini? Quando adoperare i vasi porosi, e quando invece quelli verniciati? Come preparare il terriccio per le rose? Come si legge nell’introduzione di Tito Schiva, si scoprono due persone eccezionali. “Questa raccolta di quesiti risolti, compilata da Eva Mameli Calvino e Mario Calvino all’apice di una loro straordinaria carriera internazionale e nel periodo di massima attività nella sezione sperimentale di floricoltura “Orazio Raimondo” di Sanremo, illumina una realtà tecnico-scientifica di grande spessore, per certi aspetti ancor oggi insuperata”. E’ una raccolta dedicata a un pubblico non specialista, alla gente comune, agli appassionati alle prese con i quotidiani problemi di allevamento delle piante, spesso non semplici come potrebbe sembrare dal pragmatismo delle soluzioni proposte, talora veramente geniali, nella loro elementarità. Alle risposte ai quesiti , precise e chiare, corrisponde una vita intera spesa sotto la guida di una passione totale per il mondo vegetale nei suoi rapporti con l’uomo. Eva e Mario Calvino, lo si capisce anche da come vengono “somministrati” questi consigli, sono personaggi che appartengono culturalmente alla loro epoca, a quella cultura scientifica dispiegatasi fra fine Ottocento e primi Novecento che respirava le ultime tracce di un’atmosfera illuminista, ancora pienamente convinta della centralità dell’uomo di fronte alla natura. Sono elargiti, in questo libretto, consigli e soluzioni talora sorprendentemente attuali ( il libro è stato scritto nel 1940), fondati sull’economicità dei mezzi, sul rispetto dell’ambiente in tutti gli equilibri delle forme di vita, oggi messi in pericolo immane da esiziali pesticidi. In questo senso la raccolta di 250 quesiti di giardinaggio risolti appare addirittura proiettata verso quel futuro “biologico” di cui ormai taluno si riempie la bocca senza sapere esattamente cosa significhi, o peggio se ne serve per ingannare l’ingenuo consumatore.