Recensione
Fiorella Iannucci, Il Messaggero, 28/03/2012

Jovine, la seconda vita di un grande classico

E’ più semplice scoprire un grande autore o riscoprirlo? E perché mai un editore dovrebbe percorrere sentieri a ritroso, imboccare la via crucis dei diritti, contattando a uno a uno eredi vicini e lontani, per rimettere mano al lavoro edito e inedito di uno scrittore quasi dimenticato? “Per passione e convinzione”, risponde serio Carmine Donzelli, seduto alla scrivania nella casa editrice romana che porta il suo nome. Il caso Jovine parte da qui.E dai due romanzi dello scrittore molisano (Guardalfiera 1902 – Roma 1950), i suoi capolavori, tornati finalmente in libreria: Signora Ava, pubblicato da Donzelli nel 2010, e Le terre del Sacramento, fresco di stampa (prefazione di Francesco D’Episcopo). Due grandi affreschi del Molise , dei latifondisti e dei “cafoni”, che ci restituiscono nei dettagli momenti cruciali della Storia nazionale: la vigilia dell’Unità d’Italia , con la fine del Regno dei Borboni e l’arrivo del “nuovo Re”, Vittorio Emanuele II, in Signora Ava; l’occupazione dei latifondi da parte dei contadini e l’ascesa del fascismo in Le terre del Sacramento (pubblicato postumo nel 1950, vincitore del premio Viareggio). Due romanzi potenti, corali, capaci di dar voce, attraverso i protagonisti (Pietro Veleno, il servo diventato brigante suo malgrado e Luca Marano, lo studente in Giurisprudenza che guiderà l’occupazione dei possedimenti “dannati” dell’avvocato Cannavale , “la capra del diavolo”) a un Meridione ben più ricco e complesso di quello offerto da frettolose analisi storico-politiche. Perché Jovine è davvero un grande scrittore e il suo Molise lo specchio più che verista di una Italia di vincitori e vinti. Come sottolinea Goffredo Fofi guardando all’oggi nella prefazione a Signora Ava (felicemente definita dal critico il Gattopardo dei poveri) “Ciò che i figli dei figli di Pietro Veleno e Luca Marano hanno avuto e voluto dalla storia è stato, alla fine, pane e dannazione”. Dice Donzelli :”La fortuna di Jovine è stata anche la sua sfortuna “. Attivo già dagli anni Trenta, scrittore “capace, consapevole dei propri mezzi “( i suoi reportage dall’Egitto e dall’Africa settentrionale hanno fatto scuola come quelli sul suo Molise, raccolti in volume e pubblicati postumi solo nel 1967), dopo l’8 settembre 1943 Jovine aderisce alla Resistenza. Inizia così la sua collaborazione con giornali e riviste del Pci. “Eppure lo scrittore non rientra nel canone dell’intellighenzia comunista. Signora Ava, pubblicato nel 1942, non è un romanzo ortodosso – sottolinea Donzelli -. Il Processo risorgimentale in queste pagine è molto meno lineare e progressivo rispetto alla visione della sinistra dell’epoca. Il fatto è che Jovine racconta la Storia dal punto di vista dei deboli. E la profonda provincia molisana si scontra con la retorica della Resistenza come secondo Risorgimento”. Le terre del Sacramento, con il suo giovane protagonista che si mette alla testa della rivolta contadina (“più in linea con l’idea gramsciana di intellettuale”, sottolinea l’editore) rispondeva forse meglio ai canoni dell’establishment comunista . “In qualsiasi caso fissare a una stagione Jovine e i suoi due romanzi è stata la sua sfortuna”. Anche dal punto di vista editoriale. “Signora Ava è uno dei primissimi libri che ho visto circolare all’Einaudi, nel 1972. Ero appena entrato in casa editrice e Daniele Fonchiroli , che aveva ben presente la forza pedagogica della scrittura di Jovine , decise di inserirlo nella collana di letture destinate alle scuole medie. Dalla letteratura alla pedagogia: iniziava così la parabola minore del romanzo”, dice Donzelli. Negli anni 70-80 “Jovine è uno scrittore fuori moda, con l’etichetta di realismo civile impegnato”, Signora Ava entra nel 1991 nella collana dei tascabile Einaudi “grazie a Oreste Del Buono mentre Le terre del Sacramento continua sciattamente ad essere ristampato”, sottolinea l’editore romano. La lingua, la scrittura, la bellezza di Jovine finite nel dimenticatoio nell’arco di pochi decenni. I due suoi capolavori , classici tra i più luminosi del nostro Novecento, proposti senza alcuna convinzione. Davvero troppo per un editore esigente come Carmine Donzelli, che al Sud guarda da sempre, non tanto per motivi anagrafici ( “sono nato a Catanzaro, emigrato a Torino con la mia famiglia solo per poter frequentare l’università”) quanto per interessi di studio e passione ( negli anni 80 abbiamo dato vita , con un gruppo di eretici, a Meridiana , la rivista sul Mezzogiorno che ha rotto molti stereotipi.”) E guai a parlare di meridionalismo, tanto meno per lo scrittore molisano:”Jovine è autenticamente meridionale senza essere appiattito sull’idea del meridionalismo” dice Donzelli. Comincia così una nuova avventura editoriale per il marchio romano. “Abbiamo contattato tutti gli eredi, una quindicina. Ricostruito la griglia delle parentele, affrontato il problema dei diritti scaduti, coinvolto la Regione Molise. Avevamo la collana giusta per valorizzare Jovine , Fiabe e storie, che rompe le catene di genere e si affida solo alla forza della narrazione”. Signora Ava e Le terre del Sacramento, insieme a Dumas e Le Mille e una notte illustrate da Chagall, il Tarzan di Burroughs o i racconti per l’infanzia di Cechov. Una collana raffinata. “E i lettori ci hanno dato ragione – dice Donzelli – Per Signora Ava siamo alla seconda edizione”. Ora resta la parte inesplorata. “Pubblicheremo i reportage di viaggio e gli scritti politici e giornalistici , ma anche un romano inedito per bambini, scritto da Jovine nel 1933. Non stiamo lavorando con l’accanimento dell’opera omnia. Stiamo studiando i manoscritti. La scrittura è sicura, senza ripensamenti. Ma niente è fatto a tavolino: c’è il ritmo giusto, coinvolgente. E quella precisione chirurgica sugli aggettivi….” E noi pensiamo al “color marasca” di grandi occhi di Clelia Cannavale, che ci ha conquistato.