Recensione
Stefano Malatesta, La Repubblica, 19/02/2012

Tarzan L'uomo scimmia

Da ragazzino, cinefilo inconsapevole poiché convinto praticante di assenze scolastiche ingiustificate, stazionavo tutto il pomeriggio dalle tre alle otto nei cinema parrocchiali. E ho visto e rivisto decine di volte le scene di guerra più famose dei film hollywoodiani degli anni d' oro: i lancieri del Bengala che caricano i Patani, i dervisci del Mahdi che si lanciano contro le giubbe rosse nella battaglia di Omdurmam, la carica suicida della Light Brigade a Balaclava e via guerreggiando. Ma non c' era nulla che ti stringesse in una morsa le viscere e ti prendesse alla gola come Tarzan con il suo urlo terrificante. Non era un semplice grido, era un richiamo a tutti gli animali della foresta, un ordine di attacco e un segnale che la vendetta stava per arrivare e sarebbe stata implacabile. Quando quell' urlo attraversava la sala era impossibile rimanere seduti. E si potevano vedere ragazzini indemoniati che uscendo dal cinema andavano a vociare in strada. Esistevano già allora molte leggende sulla creazione di questo vocalizzo così potente ed esotico. Si diceva che fosse un melange di varie sonorità diverse: l' urlo di un coyote, l' acuto di un soprano, il lamento lacerante di un maiale mentre lo scannano, la risata di una iena, l' ululato di un cane. Johnny Weissmuller, il più grande e autentico interprete di Tarzan, aveva sempre detto che la voce era sua, modificata con l' aiuto della tecnica dei pastori svizzeri specialisti dello jodel. Ma l' intervento decisivo lo avevano fatto i tecnici hollywoodiani del suono: l' urlo è una di quelle invenzioni geniali dei cinematografari della California che trovavano sempre il numero adatto per lo show (il vero nume ispiratore dell' America è sempre stato non Lincoln o Washington ma Barnum). Nei suoi romanzi Edgar Rice Burroughs, lo scrittore che ha inventato Tarzan un secolo fa esatto, accenna solo al grido di vittoria comune a tutte le grandi scimmie. Anche se nel libro continua a essere chiamato "Tarzan delle scimmie", come aspetto, comportamento e collocazione si trova esattamente all' opposto del mondo animale. Il suo petto non è villoso come quello di un gorilla ma completamente glabro. Sta sempre dritto come l' homo erectus e mai curvo come i quadrumani e si comporta impeccabilmente con le signore che trova desnude in mezzo alla giungla, senza essere tentato di sedurle, sempre gentile ma fermo e un po' infastidito dalle loro pretese. Tarzan è un gentiluomo vittoriano sotto false apparenzee insieme l' ultima versione del buon selvaggio, uno dei miti che più di altri avevano affascinato gli inglesi. Almeno quelli che non avevano mai letto Thomas Hobbes, il loro filosofo che diceva che il vero stato bestiale era quello naturale. Tarzan difende i deboli e aiuta i poveretti ma come sempre nei romanzi anglosassoni ha antenati aristocratici e finirà lord Greystoke in un castello scozzese a sorseggiare tè con scones. Anche indossando solo un triangolino di pelle che si sospettava aperto in basso e che eccitava le ragazze, manteneva sempre un aplomb e un' imperturbabilità di fondo. Il suo viso era sempre perfettamente rasato come se uscisse in quel momento dal barbiere e la sua Africa era un continente strano che pullulava di animali che erano sempre gli stessi: scimmie, leoni maschi, elefanti servizievoli, quasi mai dei kudu, degli ocapi o degli impala. E i malvagi erano avventurieri bianchi pronti a uccidere o a impadronirsi di tesori. Non apparivano invece, se non raramente, quelli che avrebbero dovuto essere sempre presenti: gli africani. E quando qualcuno di loro entrava in scena aveva l' aspetto del selvaggio, sempre di genere cannibalesco, non dell' africano. E al centro del loro villaggio c' era un pentolone con l' acqua che bolliva. La visione dell' Africa era simile a quella "Sì Buana" dei coloni inglesi del Kenya o di Churchill che si lamentava quando era giovane che per conquistare qualche medaglia doveva andare a combattere i selvaggi in terre lontane. I primi interpreti dei film di Tarzan, quando i diritti vennero acquistati dai produttori di Hollywood, erano attori senz' arte né parte, dei ragazzi da spiaggia muscolosi e basta. La svolta avvenne ottant' anni fa, quando fu chiamato a interpretare il ruolo un atleta formidabile, Weissmuller, un gigante dalle spalle possenti e dalle gambe incred i b i l m e n t e lunghe che aveva vinto prima dei venticinque anni cinque medaglie d' oro alle Olimpiadi su diverse distanze e tutte le gare di nuoto a cui aveva partecipato negli ultimi sette-otto anni. Weissmuller praticava un meraviglioso crowl al ritmo di due bracciate per ogni sei battiti di piede che gli permetteva di andare a una velocità all' epoca mai raggiunta da nessuno. Alberto Sordi che si tuffa nella Marana sospinto dai ragazzacci pre-pasoliniani al grido di "A' Nando! Facce Tarzan!" era una scena che si ripeteva per migliaia di volte in quegli anni nei nostri lidi, quando tutti copiavano gli americani. Il cast dei suoi film era sempre lo stesso: Jane era interpretata da Maureen O' Sullivan, una bruna dall' aspetto delicato che guardava Tarzan con ammirazione e Cita, che nei romanzi non esisteva e che divenne in breve tempo la scimmia più popolare del mondo, impiegata nei film in sketch umoristici che suscitavano l' entusiasmo dei bambini. Il film più popolare della serie è sempre stato Tarzan a New York: la giungla botanica era diventata la giungla del cemento e dell' acciaio e Weissmuller diede il meglio di sé facendo performance mirabolanti, come inseguire i delinquenti lungo l' Empire State Building o salire su per i grattacieli. Il culmine di queste imprese è il tuffo dal ponte di Brooklyn, un volo di oltre sessanta metri che il campione di nuoto si guarda bene dall' eseguire. Quello che aveva eseguito veramente un tuffo da oltre sessanta metri, in Polinesia, era rimasto in coma una settimana. Una volta chiesero a Weissmuller se avesse faticato molto a interpretare l' uomo delle scimmie e lui rispose: " Mica tanto. Dovevo salire sugli alberi, nuotavo spesso, mi divertivo a volteggiare con le liane e parlavo poco. Era veramente un piacere guadagnare un mucchio di dollari dicendo solo: io Tarzan, tu Jane."