Recensione
Luca Malavasi, Pulp Libri, 01/04/2012

Storie dei media

Di storie dei media son pieni gli scaffali di librerie e biblioteche, soprattutto da quando ( e il cambiamento è piuttosto recente), storici, sociologi, antropologi eccetera hanno trovato una via sufficientemente “scientifica” per guardare all’esistenza socialmente complicata dei mezzi di comunicazione ( senza dover pagare troppi tributi ai colleghi che di queste cose si occupano quotidianamente). E spesso , queste storie nate “altrove” sono le migliori, perché sottraggono la riflessione sui media da questioni “interne” che rischiano spesso di offuscare i dati salienti. Ne è un esempio questo lavoro di Andrea Sangiovanni che, da storico (docente a Teramo), studia ordinatamente l’avvento e l’ingresso sociale dei media dai primi vagiti della modernità industriale al secondo dopoguerra, quando , dopo il 1946, “il progresso del sistema dei media stava iniziando un nuovo giro” ( un altro sarebbe seguito dopo gli anni ’80). Sangiovanni rovescia la prospettiva ( come insegna “L’occhio del Novecento” di Francesco Casetti, un libro cruciale per lo studio delle dinamiche sociali dei media, curiosamente non citato), e si propone di verificare, dopo aver ricostruito gli sfondi tecnologici, storici, mondiali eccetera, il gioco di modellizzazione della realtà e dell’esperienza prodotto dallo sfregamento tra media e società. Ma, anche, il modo in cui i media stessi si rappresentano, offrendo di sé una certa immagine, se non addirittura delle indicazioni d’uso. I temi all’ordine del giorno ci sono tutti, e sono quelli giusti: per esempio il ruolo dell’industria culturale nella costruzione del consenso ( che occupa buona parte del libro, e un po’ inevitabilmente, considerata la centralità della questione del primo ‘900), o la trasformazione della percezione del soggetto moderno, sollecitato da nuovi territori “sensibili” ( sonori, visivi, iconografici eccetera). Naturalmente, l’esperto “di settore” può avanzare critiche “locali”, e qua e là il disegno d’insieme e un punto di vista dall’alto implicano qualche semplificazione. Ma ciò che conta è, appunto, il disegno complessivo. Che resta sempre efficace e storicamente puntuale. E in grado di cogliere, al tempo stesso, le dinamiche interne alla storia dei media e le conseguenze della loro esistenza sociale.