Recensione
Redazione, La Vita Scolastica, 01/03/2012

Intervista a Walter Fochesato

Walter Fochesato ci parla della nuova edizione di "Guardare le figure. Gli illustratori italiani dei libri per l’infanzia" di Antonio Faeti.

Guardare le figure. Gli illustratori italiani dei libri per l’infanzia è il primo libro di Antonio Faeti, nato nel 1939 a Bologna, studioso e autore di letteratura per l’infanzia e per l’adolescenza. Il volume, uscito nel 1972 per Einaudi, salutato con entusiasmo da Italo Calvino, viene oggi ripubblicato da Donzelli con una nuova nota dell’autore, che lo ripresenta come un lungo viaggio nell’immaginario italiano, più che come una semplice storia della letteratura per l’infanzia o delle illustrazioni dei libri per bambini.

Abbiamo intervistato Walter Fochesato, esperto di storia dell’illustrazione e letteratura per l'infanzia, coordinatore della rivista "Andersen", per chiedergli un parere sulla nuova edizione del volume e su quali indicazioni quest’ultimo può fornire alla scuola.

Guardare le figure è un libro di quarant’anni fa. A suo modo di vedere è ancora attuale? Perché?

Certamente il libro è ancor oggi attuale. Si è trattato infatti del primo saggio, ampio e organico, sulla storia dell’illustrazione per l’infanzia nel nostro Paese e, per più versi, resta un testo insuperato, una sorta di costante paradigma a cui far riferimento. Al tempo stesso, l’affascinante percorso che Faeti compie, partendo dagli ultimi decenni dell’800 per poi giungere agli anni ’40 del Novecento, è anche una straordinaria ricognizione attorno alle componenti pedagogiche, antropologiche e storiche che si riflettono nei libri illustrati per bambini e ragazzi.

In che modo questo volume racconta i mutamenti dello sguardo dei bambini e degli adulti sulle “figure” dei libri?

Direi che, da tal punto di vista, i percorsi siano quanto mai ricchi e intrecciati fra di loro. Penso alla profonda influenza che la cultura popolare ha avuto sia nel racconto (basti citare a Le avventure di Pinocchio), sia nel mondo degli illustratori. Aggiungerei la progressiva apertura del mondo dei “figurinai” nostrani a quel che accadeva oltralpe e, al contempo, un dialogo fitto e insistito con le avanguardie artistiche del ‘900. Decisiva è poi, sia sul versante delle figure, sia su quello dei testi, la lenta e contrastata scoperta dell’infanzia; il riconoscimento di una sua irriducibile autonomia e, di conseguenza, una rappresentazione che, soprattutto sul versante delle immagini, diventa poesia e realtà, irruzione del fantastico e rappresentazione del quotidiano.

Quali suggerimenti può dare questo volume agli insegnanti rispetto all’educazione visiva, in genere così trascurata?

Una delle grandi illustratrici di questi ultimi decenni (la praghese Kveta Pacovska) una volta ha detto che l’albo illustrato è la prima galleria d’arte che è dato da visitare ad un bambino. Mi sembra perfetto. Inoltre una delle tendenze più innovative degli ultimi dieci anni nel campo del libro per l’infanzia è lo svilupparsi di un’editoria quanto mai attenta a proporre testi volti a introdurre il bambino, nei modi più diversi e fascinosi, al mondo delle arti figurative.

L’importante è che la presenza del libro a scuola sia sempre un dono da parte dell’insegnante, sia il più possibile svincolata da successivi utilizzi meramente didattici o peggio ancora verifiche scolastiche o quant’altro. Inoltre mi sembra importante sottolineare come l’albo illustrato sia per “tutti”, non si rivolga soltanto ai lettori più piccoli e sia poi qualcosa destinato a sparire, ad essere ignorato.

Su quali illustratori e su quali illustrazioni, in particolare, si potrebbero far soffermare e riflettere i bambini di oggi?

Per fortuna oggi abbiamo una scelta quanto mai vasta dal punto di vista della qualità e vi è quindi la possibilità di muoversi fra stili, tecniche ed esperienze figurative quanto mai diverse. Inoltre, pur fra grandi difficoltà, vi sono non poche case editrici i cui libri sono quasi sempre di alto livello. Personalmente direi di partire da alcuni indubitabili maestri del ‘900 i cui libri sono ancora oggi freschissimi e avvincenti. Penso, giusto per fare qualche nome, a: Leo Lionni, Maurice Sendak, Eric Carle, Tomi Ungerer, André François.

Si possono quindi proporre autori dei giorni nostri e qui consiglio chi è in grado di incuriosire, di gettare uno sguardo sul mondo diverso dal solito, di rispondere, implicitamente, alle domande e ai bisogni del lettore. Segni che mettano in discussione, che suscitino processi di inferenza, che turbino anche. Lontani quindi dai consueti stereotipi figurativi. Azzardo qualche nome: Roberto Innocenti, Fabian Negrin, Pia Valentinis, Chiara Carrer, Mauro Evangelista, Octavia Monaco, Andrea Rauch, Maurizio Quarello, Gek Tessaro, Lucia Scuderi, Alessandro Sanna, Vittoria Facchini. Per limitarmi agli autori italiani.