Recensione
L.Giarratana, LG Argomenti, 01/01/2012

Riscrittura giapponese

A centotrenta anni dalla nascita di Pinocchio, l’ultima riscrittura arriva dal Giappone dove il disegnatore Tomonori abbandona i manga e si dedica al burattino apportando, però, una radicale variazione sul tema. L’albo di grandi dimensioni si apre su di un piccolo teatro ambulante rischiarato da una flebile luce e inghiottito da una grande foresta buia. La doppia tavola non rimanda ad un luogo di divertimento ma piuttosto a scenari narrativi tenebrosi. E se Pinocchio fosse di ferro e non di legno? E se restasse un burattino, invece di diventare un bambino? E se trovasse un modo tutto suo per essere felice? Sfuggito alle grinfie di Mangiafuoco, che non lo vuole più perché, a furia di lavorare, si è tutto arrugginito, il povero burattino vaga per la foresta in cerca di di una nuova occupazione. Finché, mettendosi a fare il buffone, scopre una vocazione da saltimbanco, ma senza fili e senza padrone. Solo così riesce a intrattenere il pubblico e a spassarsela, tanto che il ferro di cui è fatto comincia a riflettere come uno specchio tutte le forme e i colori che ha intorno…lettore compreso!