Recensione
Walter Fochesato, Andersen n. 291, 01/04/2012

Il filo delle storie

La mamma era sarta per cui la mia infanzia è passata tra fili e rocchetti, scampoli e spilli, cuscini di ovatta (allora si usavano per “rinforzare” le spalle) e bottoni, automatici e agugliate di refe. Ero bravissimo, quest’ultime, a infilarle alla prima . Alla sera poi tutto questo bric-a-brac spariva velocemente, messo in un canto, per far posto alla tovaglia e ai piatti di minestrone, ai pesci fritti, alle trippe ‘accomodate’. Confesso quindi che questo albo mi ha particolarmente emozionato proprio perché mette al centro , vuoi della narrazione, vuoi delle immagini, il tema del cucito. Il testo di Luisa Mattia è breve e fortemente metaforico, volendo un pretesto ma ben motivato ( aveva già trovato forma d’albo, con le illustrazioni di Cristiana Cerretti, ma a causa della successiva ravvicinatissima chiusura della sezione ragazzi di Città Aperta non conobbe pressoché distribuzione alcuna). Parole dense e al tempo stesso leggere, con una vocazione lirica ed una esaltazione della libertà. La libertà e la consapevolezza che derivano dal piacere e dalla necessità del racconto. Silva infatti ascolta le storie che “salivano dal cuore, dalla mente, dalle ore”, e poi le fa proprie raccogliendole in reti, troppo piccole e fragili, e allora le scrive, ne ricava un singolarissimo libro dai fogli di tela. E per fermare il piacere che viene dalla lettura a nulla varranno gli interventi repressivi del Capitano (“Non mi piace questo modo di fare. Nelle storie c’è memoria del tempo. E leggere, poi, fa pensare. Che sarà di questi bambini, se la lasciamo fare?”). Ecco, Silva cuce, imbastisce, impunta. A Camogli, dove sono nato, “città dai mille bianchi velieri”, si diceva un tempo Sarsi o ma, rammendare il mare. Per indicare la profonda conoscenza di chi ha molto viaggiato per le rotte più lontane e diverse, compiendo lo stesso gesto di chi appunto rammenda. Un racconto e un ricordo che seguiva rotte precise da una terra all’altra. E ogni parola era una cosa, in un linguaggio di nomi e date. Volendo è proprio ciò che fa Silva con la sua caparbia volontà. Ecco, la bellezza delle illustrazioni di Vittoria Facchini risiede proprio nell’assecondare gli umori del testo, ricavandone poi una molteplicità di nuove occasioni figurali. Certo ciò che stupisce e incanta è proprio la presenza gioiosa del materiale. Un’operazione unica e, per più versi, irripetibile, fragile e provvisoria, atta giusto ad essere fotografata. Giacché accanto agli eleganti e parchi bianchi e neri il fondo bianco della pagina è ravvivato ed esaltato dal giustapporsi di fili, forbicine, spagnolette, gomitolini, bottoni, ritagli, frammenti ora decisi, ora impalpabili tanto che talora , pensi di soffiarli via. E non ti rendi conto invece che si tratta di cose destinate a restare sulla pagina. Come quando si dipana una storia e questa mostra la sua forza.