Recensione
Giuseppe Berta, L'Espresso, 15/03/2012

Gramsci sconosciuto

L'ultima fase della vita di Antonio Gramsci è un enigma. La sua biografia rimane oscura dal momento in cui ottenne la libertà condizionale per ragioni di salute , nell'ottobre 1934, sino alla scomparsa il 27 aprile 1937, pochi giorni dopo la liberazione definitiva. "Paradossalmente, del Gramsci fuori dal carcere sappiamo molto meno che del Gramsci in carcere" rileva Franco Lo Piparo, al termine di un saggio filologico e altamente provocatorio (I due carceri di Gramsci. La prigione fascista e il labirinto comunista). Lo Piparo è un filosofo del linguaggio che si applica agli scritti e ai carteggi gramsciani, traendone una conclusione sorprendente e inquietante. La si condivida o no, dal saggio esce una rappresentazione terribile del clima e della cornice politica in cui Gramsci visse la sua tormentata maturità. Secondo Lo Piparo, negli anni di prigionia potè contare sulla protezione proprio di chi l'aveva incarcerato: Mussolini fece in modo di garantire a Gramsci condizioni, soprattutto di studio, che erano precluse ai suoi compagni come lui agli arresti. Anche Togliatti protesse a suo modo l'amico, che preferì sapere nel carcere fascista piuttosto che espatriato in Unione Sovietica, dove avrebbe rischiato ancor più la sopravvivenza. Ma sul piano personale ciò significò per Gramsci un isolamento pressoché totale, un dramma che lo indusse a scrivere: "Certe volte ho pensato che tutta la mia vita fosse un grnade, grande, per me, errore". Tanto da fargli immaginare di poter riprendere, una volta libero, gli studi giovanili di glottologia, che la militanza politica gli aveva fatto interrompere. Forse è forzato cercare nelle pagine dei "Quaderni" le prove dell'abbandono dell'ideologia rivoluzionaria. Certo è che il Gramsci in carcere si colloca al di là dei confini del comunismo del suo tempo.