Recensione
di Francesco Erbani, la Repubblica, 06/04/1998

Trent'anni dopo la risposta a Don Milani

A trent'anni e poco più dalla sua pubblicazione, è ancora "Lettera a una professoressa", il libro scritto dagli allievi di don Lorenzo Milani l'interlocutore preferito per confrontarsi con i problemi della scuola. Segno, certamente, dell'intensità polemica e della qualità che quel testo possedeva. Segno, anche, di una certa asfissia in questi decenni del dibattito intorno alle questioni scolastiche. In "Lettera di una professoressa" (Donzelli, pagg. 93, lire 18.000), un bel libro che ha l'andatura del diario oltre che della riflessione, un'insegnante napoletana che presta servizio in un istituto tecnico, Francesca Giusti, risponde all'autore (o agli autori) di quel testo e si misura con la sua dirompente carica antiautoritaria. La simpatia, la condivisione a contatto di pelle verso quelle istanze è immutata, ma tanto tempo è trascorso da allora. Vale ancora l'imperativo di non bocciare? "Dedicare cure e attenzione non sempre vuol dire salvare", scrive Giusti. E' vero, come ammoniva Milani, che la scuola è un ospedale che paradossalmente cura i sani e respinge i malati. Ma curare i malati "è molto più difficile di come ti sembrava in quegli anni, di come molti di noi hanno sperato in quegli anni". La scuola in questi decenni che ci separano dall'esperimento di Milani a Barbiana ha mortificato entusiasmi, ha dissipato speranze (Giusti ne ha ormai pochissime). E chi ha governato ha ignorato non solo la scuola, "ma soprattutto il destino e il futuro di voi ragazzi".