Recensione
Daniele Pipitone, L'Indice, 01/02/2012

Proposte di rilettura di oggetti classici

Da tempo Salvatore Lupo propone opere di sintesi che sono anche feconde proposte di rilettura di oggetti classici della storiografia . Così ha fatto per la mafia, il fascismo, l’età repubblicana, sempre con una particolare attenzione al Sud e alla Sicilia. Così fa ora per l’impresa garibaldina, con un libro il cui titolo può forse trarre in inganno ( non di tutto il processo di unificazione si tratta, infatti, bensì, solamente del “capitolo” meridionale). Costituisce tuttavia una chiara presa di posizione interpretativa. Dei vari nodi sorti in epoca risorgimentale , il rapporto Nord-Sud è quello che ha proiettato la sua problematicità più in là nel tempo, fino a raggiungere il presente e ad alimentare polemiche e dibattiti. Lupo discute alcuni degli stereotipi più diffusi ( la “colonizzazione” del Sud, la questione meridionale come “tara originaria” dello stato unitario, la “peculiarità italiana”) e tenta una ricostruzione delle rivolte armate a Palermo (1860 e 1866) che recuperino gli orizzonti culturali e politici dell’epoca. A tal fine chiama anche in causa , come si farà poi per la Resistenza antifascista, il trittico composto da guerra patriottica ( i volontari accorsi da tutta Italia), rivoluzione ( i democratici e i contadini) e guerra civile (il grande brigantaggio filoborbonico). Ne emerge un quadro mobile e articolato in cui si scontrano mentalità, strategie politiche e interessi economici differenti che solo dopo una dialettica convulsa - e un esteso ricorso alla violenza – giungono a conciliazione . La nuova storia che nasce nel 1860 non può però, avverte Lupo, essere meccanicamente derivata dall’evento originario: il destino dell’Italia e del Sud non venne deciso una volta per tutte nel 1861, ma più e più volte, mai in maniera ineluttabile, nel corso dei centocinquant’anni successivi.