Recensione
Barbara Ferraro, AtlantideZine.it, 01/03/2012

Adelaide, la strana creatura alata del Signor Ungerer

Non appena ho incominciato a leggere la storia di Adelaide, cangurina alata, ho subito pensato a the Artist di Michel Hazanavicius. Qual è il legame tra un albo illustrato (uno strampalato albo come sempre, magnificamente, è per Tomi Ungerer) per bambini del 1959 e un film fresco fresco di Oscar del 2012? Beh, la storia di Adelaide procede proprio come se la cangurina in questione fosse una star di Hollywood e la pellicola delle sue avventure virato seppia scorre proprio di pagina in pagina come se si trattasse dei fotogrammi della pellicola biografica e spettacolare della vita di una star del cinema o di un eroico aviatore dall’aura magica alla Saint-Exupéry.

Adelaide non è solo alata, è anche intraprendente e affascinata dal volo, quindi non esita a salutare mamma e papà e spiccare il volo alla ricerca di avventura. Si aggrega a un aviatore e assieme visitano paesi esotici; poi approda a Parigi e decide di stabilirsi lì. Per un caso fortuito incontra un gentile signore che le mostra la città. Monsieur Murius ricorda il Signor Racine di matrice sempre ungereriana, rimane intenerito e subito s’affeziona ad Adelaide e alle sue belle ali. Insieme visitano Parigi e Adelaide scopre come siano tante le creature alate che, esattamente come lei, hanno le ali sebbene non siano uccelli. La Nike di Samotracia, i Tori alati di Khorsabad al Louvre, i gargoyle e gli angeli di Notre Dame, inquietanti i primi, paciosi gli altri.

Adelaide si sente creatura meno sola all’idea che le ali rendano così originali da meritare splendide statue; paga dell’essere se stessa le mancava solo l’amore di un canguro come lei, giacché d’amore verso gli altri e di generosità il suo cuore da cangurina era ricolmo: non esita a mettere a repentaglio la propria vita per salvare quella di due bimbi da un incendio e proprio quest’atto eroico le varrà l’incontro tanto atteso con il canguro della sua vita, Leon, con il quale darà vita alla famiglia di canguri più straordinaria mai vista al mondo.

Essere differenti può rivelarsi un dono e Adelaide, che la sua differenza, l’abbraccia e adora, ce lo mostra con dolcezza. Il tratto di Ungerer semplice ed elegante è terso proprio come se attingesse all’aria nitida e alla brezza fresca in cui si libra Adelaide: l’acquerello si stende con morbidezza e si compiace di tinte mai urlate, piuttosto tenui: seppia, ocra, azzurro carta da zucchero, grigio e tortora conferiscono alle tavole una tale densità da non far sentire mai la mancanza dei colori più accesi, nemmeno il giallo di quel sole che, tra il perplesso e lo stupefatto, assiste dalla prima fila al primo volo di Adelaide.