Recensione
Elisabetta Bolondi, www.sololibri.net, 16/02/2012

Una opportuna, attuale riproposizione di un classico

Francesco Jovine è morto precocemente prima che il suo secondo romanzo, appena pubblicato, vincesse il Premio Viareggio 1950.

Le tematiche del Sud, già affrontate in “Signora Ava”, tornano qui prepotentemente in un contesto storico successivo: mentre nel libro precedente la “questione meridionale” era vista dalla parte dei contadini e dei braccianti negli anni immediatamente successivi all’Unità, qui ci troviamo subito dopo la Grande Guerra, mentre il Fascismo comincia ad affermarsi e la Marcia su Roma dà nuovo entusiasmo ai giovani molisani che costituiscono la manovalanza del movimento eversivo.

Siamo nella città simbolica di Calena, dove nel palazzo signorile vive l’avvocato Enrico Cannavale, erede di una estesa proprietà terriera di cui fanno parte anche le Terre del Sacramento, da secoli lasciate incolte per ragioni economiche risalenti ad epoche passate mai ben chiarite; le terre sono difatti coltivate o in parte usate come pascolo e legnatico dai contadini poverissimi di Morutri. Personaggio decadente, in continua fuga dalle sue responsabilità, Enrico Cannavale beve, fuma, viaggia, corteggia donne, si fa servire. Tra le famiglie che sopravvivono a stento in una economia ai limiti della sopravvivenza vi è anche quella di Luca Marano, ventenne bello, forte, ingenuo, intelligente, sensibile; tenta di studiare legge, come altri suoi coetanei, all’Università di Napoli, la capitale, ma le ristrettezze economiche non gli consentono di seguire con convinzione quel percorso. Nella cittadina intanto compaiono a casa Cannavale due donne: Clelia, cugina orfana di Enrico che accolta per pietà, diviene la governante di casa, innamorata delusa del cugino-padrone, che la possiede senza amarla; Laura, bella e intraprendente, ambigua, moderna: sa cavalcare, indossa i pantaloni, fuma e riesce a farsi sposare da Enrico, promettendogli che riuscirà a risollevare il patrimonio delle terre che stanno andando in malora e di cui si impossessa, contando sulla pigrizia e sull’indolenza del vero proprietario. Per questa operazione si servirà dell’ingenuo Luca, che affascinato dalle sue facili promesse, gestirà per lei il rapporto con i contadini a cui vengono promessi contratti per l’affitto delle terre maledette del Sacramento; Luca crede di poter affrancare la sua gente da una miseria atavica e restituire la terra a chi la coltiva. In realtà, Laura si dimostrerà un’avventuriera che mette in scacco sia il marito sia il giovane Luca, servendosi di un aristocratico napoletano, il conte Santasilia, personaggio simbolico della nuova classe di affaristi sostenuti e appoggiati dallo squadrismo fascista.

Il finale è tragico, come il romanzo racconta con grande partecipazione emotiva: il male prevale, la moralità, la religione e i valori familiari sono messi da parte, i personaggi positivi soccombono. Le parole che Jovine mette in bocca a Filoteo Natalizio, zio e protettore di Luca, sono emblematiche del messaggio che l’autore vuole consegnare ai lettori:

”Io ho sempre seguito la legge, ma questa volta la legge è entrata in conflitto con la giustizia, e io ho scelto la giustizia”. Romanzo corale, epico, soprattutto nell’ultima parte, tutto schierato a favore di una ricerca ingenua della giustizia sociale di cui il giovane “toro di Morutri” si fa paladino con il coraggio della disperazione: Luca non capisce le donne, né sua madre Immacolata, che intuisce dove andrà a finire l’impresa del figlio, né sua sorella Beata, fredda e consapevole del destino che attende lei e tutti loro, né tantomeno Laura, troppo distante ed egoista, troppo evoluta ed intrigante. Uomini perdenti sono i protagonisti del romanzo di Jovine: Luca, Enrico, il patetico duca di Pietracatella, un aristocratico la cui classe sociale è stata battuta dai nuovi arrivati... i fascisti e chi si unirà a loro. L’eterna storia del Sud, già raccontata ne Il Gattopardo, qui rivive con personaggi più poveri al cospetto di una storia più dura e difficile, ma sempre incompresi e vinti.