Recensione
Tiziana Bartolini, Noidonne, 01/10/2011

Stop alla TV che inquina le menti

“La storia di solito la scrivono i vincitori, io invece tento di scriverla dal punto di vista dei vinti , cioè delle persone di buon senso, e delle femmine”. Daniela Brancati è stata la prima direttora di un telegiornale nazionale della Rai (Tg3, 1994) e, con esperti occhi di donna, ha scritto una storia della televisione corredandola di un’esclusiva intervista alla Direttora Generale Rai Lorenza Lei, i una significativa cronologia e di un dizionario biografico al femminile con oltre 800 nomi. Nell’introduzione Franco Cardini sottolinea l’assenza di celebrazioni e, infatti, l’intento dell’autrice è soprattutto sollecitare una riflessione sul fatto che “le donne non sono innocenti”. Ma se l’immagine della donna in tv è così mortificante, perché le definisce al al contempo “vittime e carnefici “? “Innanzitutto perché quando c’è un così grande smottamento culturale quale quello verificatosi appunto negli ultimi venti anni, nessuno si può chiamare fuori. Certo le responsabilità sono diverse: c’è chi ha avuto parte attiva e chi non ha voluto/saputo opporre adeguata resistenza. Ma il mio riferimento più preciso è a quelle donne che consapevolmente scelgono le scorciatoie per fare carriera , anziché affermarsi grazie al lento e faticoso percorso che è richiesto alla media delle persone. Sento spesso dire ‘ma la tizia è laureata in ingegneria’ come dire si spoglia in tv ma è un’intellettuale . Per me è un’aggravante : se sei una poveretta senza mezzi culturali adeguati capisco pure che tu ricorra ad altri mezzi, ma se hai la potenzialità per ottenere un lavoro serio con modalità adeguate , allora è solo la responsabilità di scegliere’. Cosa intende quando chiede di ‘non inquinare più le menti’? “Da molti anni – una ventina almeno – si parla di responsabilità sociale delle aziende. Si chiede loro di bandire il lavoro minorile e in schiavitù, di tutelare l’ambiente in cui operano. Giustissimo, ma non esiste solamente l’inquinamento dell’acqua, dell’aria o della terra, esiste anche l’inquinamento delle menti che passa attraverso le proposte di modelli culturali e sociali fatte dai mezzi di comunicazione di massa. Quanto influisce sull’autostima delle ragazzine il vedere in video solo donne bellissime levigate e perfette come non ne esistono in realtà? Quanto influisce sul ricorso alla chirurgia estetica come ‘regalo di diciottesimo compleanno? Quanto influisce sulle relazioni tra maschi e femmine la continua offerta di nudi femminili o quarti di donna nei programmi più insospettabili , come quelli di informazione o per famiglie nelle cosiddette fasce protette? E quanto influisce sulla concezione del ruolo della donna il fatto che le donne siano sempre o quasi solo interpellate a rappresentare l’opinione comune, raramente come portatrici di competenza. Eppure le statistiche ci dicono che le donne studiano di più, ma in tv sembrano tutte analfabete di ritorno. Da qui il titolo del mio libro ‘Occhi di maschio’ perché, anche quando la donna sembra protagonista, è sempre il punto di vista maschile quello che prevale nella sua rappresentazione. Purtroppo quasi senza soluzione di continuità dal ’54 ad oggi, ma con un netto deterioramento dell’immagine dalla fine degli anni ’80