Recensione
Franco Lo Piparo, L'Unità, 05/02/2012

Quaderno 32», il mistero c’è. La polemica sui manoscritti di Gramsci dal carcere.

Quaderno 32», il mistero c’è La polemica sui manoscritti di Gramsci dal carcere. di Franco Lo Piparo

Gianni Francioni scrive: «La tesi di Lo Piparo (è esistito un quaderno XXXII, oggi scomparso) risulta, all’analisi delle modalità di numerazione di Tatiana, destituita di ogni fondamento». Francioni ha una lunga frequentazione dei manoscritti gramsciani avendone curato l’edizione anastatica. Andiamo alla questione avendo cura di separare i fatti dalle interpretazioni. Nella numerazione ufficiale il numero XXXII è attribuito al Quaderno 18 di Gerratana. Non è quindi di Tatiana. Secondo la mia ipotesi l’attribuzione nasce dal bisogno di colmare il salto che i numeri di Tatiana, così come li conosciamo, presentano passando dal Quaderno XXXI al XXXIII. UNA DOMANDA LECITA Esaminiamo il Quaderno. Al centro della copertina campeggia una etichetta dove è scritto a caratteri grandi un «N. 4». Non esistono spiegazioni di questo numero e nemmeno noi riusciamo a trovarne una convincente. In alto, in inchiostro blu si legge un «(34)». Fin qui i fatti. I Quaderni che conosciamo sono 33. Da dove salta fuori il numero 34? Mi sembra una domanda lecita. Nell’edizione anastatica Francioni spiega: «La cifra potrebbe alludere al numero complessivo dei quaderni effettivamente utilizzati da Gramsci, più il quaderno compilato da Tatiana come indice generale delle note». Non è l’argomento usato nell’articolo per confutare la mia ipotesi. Si trattava, infatti, di spiegazione debole. Se così fosse stato, il numero 34 avremmo dovuto trovarlo sul quaderno di indice. Quaderno che, tra l’altro, ha una numerazione a parte. È la stessa Tatiana che scrive sulla copertina del proprio quaderno: «I di Tania». La spiegazione data nell’articolo è altra. A partire dal Quaderno XXIX Tatiana si sarebbe accorta di avere fatto degli errori nella numerazione e, per correggerli, incolla, nei Quaderni 12 e 13 di Gerratana, su precedenti etichette nuove etichette con la numerazione che conosciamo. Quali potrebbero essere stati questi errori? Difficile dirlo dal momento che la numerazione di Tatiana non ubbidisce a nessun criterio e appare del tutto casuale. Francioni mi fa notare un dato importante a cui non avevo prestato attenzione. Lo ringrazio. Riporto le sue parole: «L’etichetta del Quaderno 12, col numero XXIX, è incollata sopra un’altra in cui si riesce a leggere, in trasparenza. “Incompleto|dap.1a26| XXXII”». Quindi esiste (è esistita) una etichetta di un Quaderno XXXII scritto per 26 pagine. Dove cercare il Quaderno XXXII? Non può essere il 18 di Gerratana (che ha sulla copertina il numero 34 e a cui viene attribuito arbitrariamente il numero di Tania XXXII) dal momento che questo quaderno è scritto solo per due pagine e mezzo. È un dato che Francioni potrebbe aiutarci a capire. La giustificazione dell’attribuzione posticcia del numero XXXII al Quaderno 18 Francioni la presenta al condizionale: «Fermo restando il XXXI già attribuito al Quaderno D, (Tatiana) dovrebbe ora dare un numero definitivo al Quaderno 18, superando con un XXXII quell’originario e provvisorio (34): cosa che però Tatiana non fa, per ragioni che non sappiamo ma sulle quali è inutile dilungarsi con ipotesi». Perché mai sarebbe inutile? Una ipotesi può essere sbagliata ma mai inutile. Il Quaderno col numero 34 e il salto, nella numerazione di Tatiana, da XXXI a XXXIII rimangono in questo modo senza spiegazione. ALCUNI ELEMENTI IMPORTANTI Questi ragionamenti sui numeri il lettore probabilmente fa fatica a seguirli. Sarebbero puro esercizio calcolistico se non si inserissero in un contesto di dati non univoci. Ne parlo nel libro. Ne ripeto alcuni. (1) Nella lettera che Giulia e Eugenia Schucht scrivono nel 1940 a Stalin per dissuaderlo dall’affidare a Togliatti la cura dei manoscritti si parla di «30 quaderni, attualmente in nostro possesso». Dal conteggio vengono esclusi i 4 quaderni che contengono esercizi di traduzione. Noi di Quaderni teorici e storici ne conosciamo 29. Esiste un trentesimo Quaderno? (2) In un appunto dattiloscritto, trovato da Gerratana in una cartella di Felice Platone, viene programmata «un’edizione diplomatica di 30 quaderni, secondo un rigido criterio cronologico e di fedeltà al testo manoscritto». (3) Sraffa racconta di avere risposto, in una lettera del maggio 1937, «dettagliatamente alla richiesta di Togliatti» di essere informato sui manoscritti di Gramsci. La lettera conteneva «una descrizione dei temi e della stesura dei quaderni così come Gramsci la fece a lui, mostrandoglieli nella clinica “Quisisana”». Quella lettera non si trova e Togliatti non la cita mai. Non è strano? Mi pare che ci siano abbastanza elementi perché uno studioso senza pregiudizi indaghi e faccia ipotesi.