Recensione
Redazione, ANSA, 25/01/2012

Le Terre del Sacramento torna in libreria

Francesco Jovine vanno di nuovo in libreria per la Donzelli, con

l'introduzione di Francesco D'Episcopo.

Le terre del Sacramento sono quelle di un feudo incolto della

Chiesa, confiscate dal novello Stato dopo l'Unità, e

rocambolescamente approdate in mano alla Capra del Diavolo, un

possidente velleitario e impenitente giocatore. Ma i

protagonisti del romanzo sono Luca Marano - un ragazzo di

vent'anni, agile e aitante, di chioma nera e di fresco incarnato

  • , che si mette alla testa dei braccianti per rivendicare

dapprima col lavoro e poi con l'occupazione il possesso di

quelle terre, e Laura, la scaltra moglie del proprietario, che

prima promette ai contadini un contratto di enfiteusi e poi li

abbandona alla violenza degli squadristi. Luca morirà proprio

su quei campi maledetti, ma il suo coraggio e il suo esempio

lasciano intravedere una possibilità di riscatto.

Apparso postumo nel 1950, a pochi mesi dalla morte

dell'autore, e subito insignito del Premio Viareggio, Le terre

del Sacramento riscosse unanime consenso di critica e di

pubblico. Come in Signora Ava, l'altro grande romanzo di Jovine,

pubblicato nel 1942, la scena è il Mezzogiorno, con i suoi

notabili accidiosi e inquieti, i cafoni miseri e sfruttati, e i

preti divisi tra il privilegio e la paura. Ma questa volta il

tempo non è più quello lirico-fiabesco, quasi mitologico, di

gnora Ava; la miseria e le lotte per la terra non sono più

quelle ataviche e immutabili d'impronta verista: le ultime

pagine di Jovine trasudano lacrime e sangue, quelle del primo

dopoguerra, segnato dall'avvento del fascismo e dai manganelli

delle camicie nere. I vincitori, e soprattutto i vinti, restano

gli stessi, ma qui lo sguardo del narratore coglie una realtà

in movimento, in cui le battaglie e le sconfitte del momento

possono essere preludio delle vittorie di domani.

Francesco Jovine nacque a Guardialfiera (Campobasso) nel 1902

e lì trascorse l'infanzia a contatto con il mondo contadino e

le sue condizioni di miseria. Conseguito il diploma di maestro

elementare, insegnò per qualche anno nel suo paese e nel 1925

si trasferì a Roma, dove si laureò e divenne assistente di

Giuseppe Lombardo Radice, avvicinandosi agli studi sul

Mezzogiorno. Nel 1941 tornò in Molise come inviato speciale del

Giornale d'Italia e l'anno dopo darà alle stampe il romanzo che

lo consacrerà scrittore di sicuro talento, Signora Ava. Nel

1943 aderì alla Resistenza, affiancando i militanti del Partito

d'azione e del Partito comunista. Tra il 1945 e il 1948

pubblicò varie opere teatrali e narrative. Morì nell'aprile

del 1950 e solo due mesi dopo uscirà postumo il suo ultimo

romanzo, Le terre del Sacramento, vincitore in quello stesso

anno del Premio Viareggio.