Recensione
Roberto Fantini, Free Lance International Press, 22/01/2012

Una iniziativa del Pontificio Consiglio della Cultura

E’ certamente gravida di incoraggianti promesse l’iniziativa del Pontificio Consiglio della Cultura, di creare un “Cortile dei Gentili” inteso come spazio ideale di incontro e confronto delle pluralità di pensiero intorno alle grandi questioni dell’esistenza. Un invito, cioè, rivolto a credenti e a non credenti, ad entrare in contatto, superando, o almeno accantonando, barriere e fossati secolari (solo pochi secoli, d’altronde, ci separano dal tempo in cui i pontefici romani definivano “uomini pestilenziali” tutti coloro che odoravano di eresia e “peste dell’età nostra” il laicismo). Il primo incontro, nato da questa volontà di dialogo, svoltosi presso l’Università di Bologna, nel febbraio del 2011, si è recentemente concretizzato in un volume (Il Cortile dei Gentili. Credenti e non credenti di fronte al mondo d’oggi, Donzelli Editore) che raccoglie i contributi di sette intellettuali, figure eminenti in ambito filosofico, teologico, giuridico e scientifico. Ben sintetizza Ivano Dionigi (Rettore dell’Università di Bologna) lo spirito che ispira tutta l’iniziativa e il libro che la testimonia, con l’asserire apoditticamente che “Solo il dialogo ci salverà”! Ci salverà dal non comprenderci e dal non volerci comprendere. Ci salverà dal non ascoltarci e dal non volerci incontrare. Ci salverà dal volerci rinchiudere nei silenzi della sfiducia e nelle trincee dell’indifferenza, nei labirinti dell’ostilità e nei palazzi delle sentenze già scritte. Ci salverà dal rischio sempre più grave di dimenticarci di ciò che siamo e, soprattutto, di ciò che siamo chiamati a diventare, in quanto esseri in cammino, alla ricerca di risposte che sappiano di verità. Il dialogo, infatti - sottolinea Dionigi – significa “Aprirsi alle ragioni degli altri, specchiarsi nel prossimo al contempo uguale e diverso da sé, accettare la sfida di terreni ignoti: tutto ciò rende omaggio e servizio alla nostra natura di esseri pensanti, itineranti, rivolti all’attesa.” Mentre “L’assenza del confronto, viceversa, inaridisce mente e cuore, e genera incomprensione, pseudo certezze, fanatismi, fino a negare e contraddire proprio ciò in cui si crede: sia essa fede religiosa o laica.” (p.IX-X) Sì, solo il dialogo ci salverà. E bene conferma tale convinzione Gianfranco Ravasi, col dire che “L’incontro tra credenti e non credenti avviene quando si lasciano alle spalle apologetiche feroci e dissacrazioni devastanti e si toglie via la coltre grigia della superficialità e dell’indifferenza, che seppellisce l’anelito profondo alla ricerca, e si rivelano, invece, le ragioni profonde della speranza del credente e dell’attesa dell’agnostico.” (p.4) Riferendo, a sostegno di tale strategia di apertura indagatrice, la definizione di sapiente proposta da Filone alessandrino, inteso come methòrios, ossia “colui che sta sulla frontiera”, i cui piedi sono “piantati nella sua regione, ma il suo sguardo si protende oltre il confine e il suo orecchio ascolta le ragioni dell’altro”. (p.5) Sì, solo se capiremo che il nostro sapere è tale se è in grado di sospingerci là dove i confini del vecchio accarezzano quelli del nuovo e quelli del noto accarezzano quelli dell’ignoto, solo allora riusciremo ad amare il sapere come “grazia interiore” capace di sgretolare le muraglie che dividono e di abbattere l’orgoglio cieco e accecante che gonfia e non nutre, che giudica, che offende e che allontana. Particolarmente degni di specifica segnalazione il saggio di Augusto Barbera (La laicità come metodo) e quello di Vincenzo Balzani (Un’alleanza per custodire il pianeta Terra).