Recensione
Caterina Ricciardi, Alias - Il Manifesto, 23/12/2011

Thoreau, trekking irriverente nella spiaggia dei padri pellegrini

Tre giorni dopo il suo insediamento ( il 4 luglio 1847) nei boschi di Walden Pond, Henry David Thoreau, canonizzato come il più domestico (e il più hippy) degli scrittori americani dell’ottocento, si paragona all’eroe ‘peripatetico’ per eccellenza: “Anch’io qui siedo sulle rive della mia Itaca, compagno giramondo e testimone ultimo di Ulisse”. Un doppio paradosso autobiografico, perché, un po’ come Pascal, Thoreau credeva che “quel che osserviamo a casa nostra è ben più importante di quello che osserviamo fuori. Più una cosa arriva da lontano e meno valore ha”. E poi – dio nuovo paradossalmente -, nato nella “rivoluzionaria” Concord (Mass.), non lontana dal mare, a 28 anni Thoreau aveva solo intravisto l’oceano. Lo scopre da “marinaio di acqua dolce” dopo il solitario esperimento utopistico sulla sponda del laghetto di Walden, quando nell’ottobre del 1849, decide di fare un primo trekking nella vicina penisola di Cape Cod, mitico sito patriottico. Fu nei pressi dell’attuale Provincetown ( e non a Plymouth), sulla punta estrema di quella lingua di sabbia capace di prendere “a pugni le tempeste” , che nel 1620 sbarcarono dal Mayflower i severi Padri Pellegrini , un evento che non abbandona mai la mente dell’escursionista nel suo peregrinare fra dune, villaggi, piante brulle e spiagge desolate. Sollecitato dalle sue scoperte – naturalistiche, storiche, antropologiche – Thoreau, topografo e agrimensore per mestiere e per piacere (poi conferenziere sulle curiosità di quel luogo e di altri), tornerà al Capo tre volte, due delle quali in compagnia. L’ultima, non registrata nei suoi scritti, nel 1857. Il resoconto delle precedenti “escursioni” ci viene offerto , in una bella traduzione di Riccardo Duranti , nel postumo “Cape Cod, Un luogo dell’anima americana. 10 saggi con 10 dipinti - che ci appaiono incredibilmente ‘coevi’ – di Edward Hopper . Il lettore si inoltra in un’esplorazione archeo-ecologica – come altre imprese di Thoreau in un raggio non ampio del suo territorio – a vari strati verso le origini : dalla superficie paesaggistica , attraverso la colonizzazione puritana, alla profondità dei resti e dei costumi degli Indiani. Ma è soprattutto il padre Oceano ad incantarlo: “camminando lungo la sponda del risonante mare” Thoreau e il suo spettrale compagno (Ellery Channing) , sono “ben decisi ad assorbirlo dentro di noi. Volevamo diventare così intimi con l’oceano fino al punto che si sarebbe spogliato di quell’aspetto di laghetto che assume agli occhi di uno che viene dall’entroterra. Eravamo ancora convinti di poter vedere l’altra sponda. La sua superficie era ancora più scintillante del giorno prima e abbiamo ammirato ‘gli innumerevoli sorrisi delle onde’”. Un altro paradosso colto e faceto. Polyphloisboios Thalassa: il suono delle acque dell’Iliade costituisce il ‘basso’ di fondo di queste pagine , un frammento si verso onomatopeico (“per l’orecchio” dice Thoreau) che Ezra Pound , da vecchio pioniere egli stesso, farà suo settanta anni dopo. E quei ‘sorrisi’ catulliani (Carme 31) sono colti in un raro giorno di bonaccia. Thoreau non li rivedrà molo spesso. Lo ripete più volte: il Mediterraneo sarà stato certamente meno fragoroso, forse più simile a un lago. Se nei boschi i suoni catturati dalla scrittura erano il frullo degli uccelli , il tuffo nel lago di un falco pescatore, lo strisciare di una martora, un modesto fischio di treno che avanza nella wilderness, a Cape Cod è un furente polyphloisboios a raccontare la vita del luogo. Il lettore farà bene a proseguire, egli ci avverte, “tenendosi una conchiglia premuta all’orecchio”. Sentiremo risuonare sillabe di flora e fauna ittica; di sane eredità indiane. Storia ( i rapinanti Padri Pellegrini, Bunker Hill, il ‘damerino’ generale Washington); le vicende ecclesiastiche , con frecciate comico-irriverenti (revival/picnic da Millennium, discutibili diritti di diaconi autoritari, isterismi femminili); ma soprattutto sentiremo il rombo del mare “color del vino” che comanda impietosi naufragi: di molli meduse, alghe rare e mostruose, squali, balene, vongole velenose, tronchi d’albero; e poi di marinai, e di uomini, donne e bambini all’approdo del loro viaggio di speranza dall’Irlanda , cadaveri arenati sulla sabbia come su “un campo di battaglia”, emigrati infine “in un mondo ancora più nuovo di quanto potesse averlo sognato Colombo”. Sulle spiagge ventose resistono misere capanne di soccorso per chi viene gettato a riva ancora in vita: “Case dell’Umanità” o della “Carità” ( l’America?) con dentro il “naufragio di ogni bellezza cosmica”. Ecologia, tragedie, facezie, comicità, gustose vignette, dottrina , ricerca sul campo, , irrisione di un Calvinismo ( non più?) solido come la “roccia di Plymouth”; Thoreau è ‘patriota’, difensore di sacri ideali americani, garbato e pedante topo di una biblioteca ambulante, naturalista appassionato, raffinato classicista, prosatore impeccabile, ribelle padrino di generazioni future. A Cape Cod lo ritroviamo in tutta la sua sfaccettata semplice complessità.