Recensione
Sergio Caroli, Il Giornale di Brescia, 22/01/2012

Pugacev, il capopopolo che promise libertà per sempre

La rivolta di Pugacëv (1773- 1775)èunodei capitolipiù tragici ed enigmatici della storia dellaRussia.Sudi essa si sono accumulati nel tempo - a partire dalla splendida ricostruzione di Puskin del 1834 - gli studi degli storici russi e internazionali. Raccoglie gli esiti di tutte quelle indagini Marco Natalizi, docente di Storia dell’Europa Orientale all’Università di Siena, nel saggio «La rivolta degli orfani - La vicenda del ribelle Pugacëv» (Donzelli, pp. 247, u 15), che offre un’interpretazione innovativa della «pugacëvšcina». Chi lo leggerà non resterà deluso, sia per la gran mole di documenti d’archivio esaminati di prima mano, sia per la qualità di una prosa che tien sempre viva l’attenzione del lettore. Figlio di un piccolo cosacco del Don,Pugacëv,dopoaverservitocome sottufficiale sotto Caterina II, fattosi disertore, si mise a capo di una rivolta di contadini vessati dai tributi di guerra e dal dispotismo del potere centrale, e la guerra civile divampò tra gli Urali e il Volga. Nel suo manifesto del 17 settembre1773 si gabellò per «imperatore Pietro III», affermando di voler affrancare i servi della gleba edonare ai cosacchi l’autonomia. Si impadronì di Samara e incendiò Kazan. Sconfitto, si volse di nuovo al sud e s’impadronì di Saratov. Definitivamente battuto nei pressi di Cërnyj Jar, i suoi stessi seguaci lo consegnarono all’esercito. Fu giustiziato a Mosca, il 12 gennaio 1775. Professor Natalizi, perché «rivolta degli orfani»? È la rivolta di coloro che si sentono abbandonati da uno Stato, quello di Caterina II, che lascia i propri sudditi all’arbitrio del ceto nobiliare. Qualefu la scintilla - cito le sueparole - «destinata ad appiccare l’incendio più devastante che abbia sconvolto le terre dell’impero russo »? Lascintilla dellaqualeil catalizzatore fu Pugacëv venne causata da un intreccio di fattori: il destino che lo stessoPugacëv si era creato apartire dal1771, la situazione delle etnie della regione, e non per ultimo il contesto sociale, le credenze e le aspettative di tanti popoli. Alla rivoltaaderironotribù diTatari, Baskiri, Kirghisi e Ciuvasci, sia cristiani ortodossi che musulmani, buona parte dei minatori negli Urali e dei lavoratori delle fabbriched’armi. Dialcunedecinedimigliaia diuomini,malearmatiemaleequipaggiati, Pugacëvriuscìafare un vero e proprio esercito. In che modo? Ci riuscì promettendo libertà eterna, fiumi, boschi, tutti i diritti d’uso, lavoro, salario, viveri, polveredasparo, piombo,dignitàelibertà per sempre. Prevaleva in quelle promesse l’istinto predatorio o la nostalgia di un modello di Stato che tenesse a dovere la nobiltà e assicurasse la protezione dei sudditi? Anche in questo caso si può parlare di intreccio di fattori. Tuttavia, la rivolta di questi «orfani» è in difesa di un modello specifico di statualità, quella petrina, se pur idealizzata con il mito di Pietro III. L’ascesa al trono di Caterina II era percepita come frutto di una congiura ordita dai nobili. L’eredità petrina, quella di uno zar martire quindi, era assuntaquasicomemodello. Larivolta degli orfani si era così sviluppata in favore di uno Stato che doveva essereingradodi ritornareaoperare per il «bene comune» e che nell’immaginario degli oppressi assumeva le sembianze di un rifugio. Sullamortedi Pugacëv,documenti dell’Imperatrice sono apparsi nel 1966. Cosa dicono? Rivelanoalcuniparticolari sull’esecuzione, chefu veloce, quasi fulminea, e che sottace un ordine dell’Imperatrice stessa, ovvero di non provocare al condannato inutili sofferenze. Mentre i carnefici si accingevano strappare a Pugacëv la pelliccia di montone e a stracciare le maniche del suo mezzo caffettano, unafollaenorme,eccitata, vide la testa insanguinata pendere nell’aria. Molti pensarono a un boia inesperto o lasciatosi corrompere dai seguaci delcondannatoperabbreviarne i patimenti. Oggi sappiamo che aveva solo eseguito l’ordine dell’Imperatrice.