Recensione
Renzo Paris, Pulp Libri, 01/01/2012

Il romanzo fallico di D.H.Lawrence

Persino la teoria dell’arte per l’arte sembrava essere nata proprio per contrapporsi al verismo della foto e del cinema. Anche l’insistenza sulla tesi nel romanzo, sia essa eccessivamente artistica o addirittura ideologica e politica, discendeva da queste ristrettezze che toccavano anche le altre arti , in primis la pittura. Al centro del romanzo invece c’era sempre stata una storia famigliare , fin dal Seicento francese, da quella principessa di Clèves che ha il coraggio di confessare al marito di avere un amante , mentre quest’ultimo ascoltava dietro il finestrone. A ben vedere il romanzo moderno inizia proprio con un adulterio , anche se giustificato e non consumato. La principessa rinnegò sia il marito che l’amante ed entrò in convento. L’attraeva il mondo dei devoti , quello descritto magistralmente da Sainte-Beuve. L’adulterio era poi tornato alla grande nel romanzo europeo e segnatamente in Madame Bovary di Gustave Flaubert , ma le scene d’amore fisico , a ben vedere, non vi erano mai descritte, quasi per pudore – anche se la descrizione del calesse che girava senza meta per la città , con i due amanti che copulavano dietro le tendine , avevano una carica erotica che sconvolge tuttora il lettore aduso a ben altro nella narrativa moderna . Quel romanzo, come sappiamo, subì un processo e Flaubert per scagionarsi dichiarò:”Madame Bovary c’est moi”: una vera provocazione che ancora oggi mette in riga i critici troppo formalisti o troppo bacchettoni. Ad accendere la sensualità sfrenata della madame flaubertiana erano le sue frequenti letture di romanzi d’amore , ed era come se volesse imitarli , sia pure goffamente; una specie di amore, il suo misto di virtualità e di realtà che inevitabilmente conduceva diritto alla delusione. Un altro romanzo che subì una lunghissima censura e che trattava di un adulterio prolungato e sansualissimo è L’amante di Lady Chatterley di David Herbert Lawrence (1885-1930) , testo fra i più sofisticati, nonostante l’apparenza di romanzo a tesi. Ne aveva scritto tre stesure, con differenze a volte marcate, durante gli anni che vanno dal 1926 al 1928, mentre soggiornava in Italia, e fu proprio uno stampatore fiorentino a pubblicare l’ultima stesura per i turisti inglesi di passaggio. Figlio di un minatore e di una ex maestra, Lawrence non dimenticò mai queste origini e le trascrisse in più di un romanzo. In “Figli e amanti” del 1913, ad esempio, raccontò l’amore possessivo della madre , mentre è del 1915 “L’arcobaleno”, accusato di oscenità e sottoposto alla censura. Lawrence fu un vero globetrotter , viaggiò instancabilmente dal Messico all’Australia, dall’India all’Italia. Del 1920 è “Donne in amore”, tuttora indicato come il suo capolavoro dalle sue lettrici più accanite. Fu anche autore di novelle come “La volpe”, di libri di poesie e di saggi sull’inconscio ispirate alla psicanalisi , oltre che descrizioni di paesaggi italiani come quelli etruschi, sardi, toscani. Lawrence morì giovane nel sud della Francia di tubercolosi , di cui aveva sofferto fin da piccolo. Ricordo di aver letto la prima volta “L’amante di Lady Chatterley” nell’edizione Mondadori di tutte le sue opere. Il libro era intitolato “Le tre lady” ed era curato da Piero Nardi. La seconda versione del romanzo era tradotta da Carlo Izzo. Oggi l’editore Donzelli presenta la seconda versione nella traduzione di Luca Guarneri con una breve introduzione di Nadia Fusini. La storia del romanzo è nota, in Inghilterra vide la luce solo nel 1960 e in edizione purgata. L’edizione italiana fu quella che procurò allo scrittore maggiori emozioni. Lo stampatore pare che rispondesse alle sue preoccupazioni a proposito della censura con un “ma si tratta pur sempre di un romanzo, signore”. I nostri critici più raffinati, da Emilio Cecchi a Mario Praz , se ne occuparono a caldo. “La natura di Lawrence è di oratore e di lirico” scrisse Cacchi, affondandolo subito dopo con un “dannunziano di quart’ordine”. Insomma un genio dell’autopubblicità, immettendolo nella “desolata tragedia della letteratura odierna “. Mario Praz invece sottolinea la sua tendenza psicanalitica e la predilezione per autori come Rousseau e Blake, trovando che quello di Lawrence sia “un paganesimo che in sostanza non è che il misticismo addominale e il culto fallico delle tribù primitive”. La seconda versione delle Lady , rispetto all’ultima , è molto meno ideologica ed è come se lo scrittore avesse cancellato il discorso lasciando il racconto puro dei fatti , almeno il discorso esterno dell’autore, quello che predomina nella terza versione, e che fa di Lawrence un narratore a tesi come ce n’erano eccome negli anni Venti del secolo scorso, almeno in Francia, da Céline a Malraux. Dunque l’incontro con il guardiacaccia di Clifford, il nobile marito di Conie, avviene in tutti e tre i romanzi allo stesso modo. La lady vede dapprima il suo cane e si spaventa e solo dopo nota il guardiacaccia , che cambia nome rispetto alla prima versione. Lawrence fu accusato di essere un protofascista per la sua polemica con la modernità e per quella sua attenzione al primitivo fallico. Ma quello che lo scrittore cercava era la “tenerezza” carnale (quella che la madre gli rifiutò) e basò tutto sul risveglio erotico della sua eroina. Ne L’amante di Lady Chatterley lo scandalo si appuntava attorno alla penetrazione anale e al peana del fallo che innalza innanzitutto Connie , prima dello scrittore stesso - ma con il senno di poi tutto ci sembra meno neoromantico. Nessuna descrizione veritiera della penetrazione anale né del pompino né delle altre posizioni dell’amore: perché il tutto viene intravisto dal buco della serratura dello stile. Secondo Doris Lessing , nel romanzo c’è un ritratto realistico dell’impotenza di Lawrence nei confronti della seconda moglie, la tedesca Frieda che lo tradiva e poi glielo raccontava nel dettaglio, soffermandosi anche sulle proprie preferenze, come quella della penetrazione anale, appunto, descritta come la penetrazione del “sacchetto di merda”. La Lessino si meraviglia, inoltre, anche per la descrizione del clitoride femminile definito “un becco”, trovando Lawrence simboli anche in questa materia umile. Dunque, dapprima Connie fa le sue esperienze sessuali all’estero, poi torna in patria e sposa Clifford, il quale è paralizzato su una sedia a rotelle. Impossibilitato a soddisfarsi del corpo femminile in alcun modo. La Lady dapprima lo segue nel suo intellettualismo ma poi, alle raffinatezze dell’intelligenza, preferisce i bisogni sessuali, il puro istinto, che si concretizzano dentro la capanna del guardiacaccia attraverso quasi esclusivamente il suo sesso sano e dritto come un dio primitivo. Nell’ultima versione seguiamo passo passo la fama di Clifford novellista e romanziere, con i ricevimenti nella sua casa della migliore intelligenza del momento. La Lady si giacerà anche con un giovane coronato della fama, prima di assaporare la forza del guardiacaccia , il quale peraltro parla il dialetto e spesso le resta volutamente incomprensibile. Nella seconda versione tutto questo scompare, e il romanzo riguarda soltanto il progressivo risveglio fisico della Lady trascurata dal marito e l’attuazione dell’adulterio in un crescendo di sensualità ancora oggi emozionante. Cadono, in questa versione, tutte le osservazioni ideologiche sui minatori, sul bolscevismo: insomma il romanzo viene asciugato tanto da non sembrare più a tesi, e si vede in filigrana il neoromanticismo di Lawrence, la sua ambizione di far rinascere il grande romanzo europeo. Ciò che rimane, però, è la gerarchia: Clifford vuole insegnare e dominare sua moglie. Connie vuole insegnare al guardiacaccia mentre vorrebbe esserne dominata. Le differenze di classe non scompaiono nemmeno con l’amore fisico, con quella tenerezza che avrebbe dovuto cancellarle con un colpo di spugna. Insomma, tutto ciò che nell’ultima versione riguarda la condanna del mondo industriale e l’esaltazione del mondo mitico, da che cosa veniva se non dalla paura di una censura fortissima? Era come chi pensasse che Tolstoj avesse inventato Anna Karenina e Guerra e Pace soltanto per raccontare la situazione dei servi della gleba e dei loro signorotti. Con il romanzo a tesi, Lawrence intendeva coprire l’adulterio scandaloso che aveva per protagonisti gente nobile e gente senza status. Insomma, era la scelta del guardiacaccia a stupire tutti, dal marito alla sorella alle amiche londinesi. Passi se avesse avuto una storia sessuale con un giovin scrittore – ma con un guardiacaccia, suvvia, era davvero sconveniente. Dopo tutto, però, l’ultima versione del romanzo è insostituibile. Dopo aver letto la seconda è pur sempre a lei che si torna, come a un quadro più completo. Voglio, qui in chiusura, ricordare il nome del mio amico Giuseppe Conte, che di Lawrence ha fatto un mito e che scrisse le sue prime opere influenzato da quel grande. E’ diventato anch’egli gran viaggiatore, quasi volesse seguirne le orme.