Recensione
Federico Guastella, www.sololibri.net, 22/12/2011

Favola per adulti

“Favola per adulti” potrebbe definirsi il racconto di Camilleri "Il diavolo tentatore", apparso in anteprima sull’Almanacco dei libri de “La Repubblica” del 6.8.2005 e ora nel volume, stampato nel 2005 da Donzelli editore, che contiene anche lo scritto di Jacques Cazotte "Il diavolo innamorato".

"Il diavolo tentatore" è un titolo non voluto dallo scrittore di Porto Empedocle, perché ritenuto “alquanto banale”.

“Il titolo vero”, egli spiega, ”è quello che l’editore ha messo nelle pagine interne: cioè, Il diavolo che tentò se stesso”. La trama ha come protagonista Bacab, il quale, nato dall’accoppiamento di un diavolo con una donna terrestre, racconta in prima persona la sua vicenda a partire dal compito che deve assolvere secondo le disposizioni impartitegli dal capogruppo. Lucifogo, così chiamato per le dimensioni di piccolo verme, deve introdursi negli organi genitali maschili e femminili - il «loco del piaciri» - allo scopo di provocare, – «strica oggi, strica dumani», sensazioni che facciano abbandonare gli esseri umani alla lussuria, innescando amori «pazzi ed esecrabili». La sua carriera dipende dal numero dei soggetti indotti alla concupiscenza. Troppo però il tempo occorrente per totalizzare tremila punti, considerato che per ogni preda gli è attribuito un quarto di punto. Quale il compito impervio che accetta per affrettarsi nell’itinerario da percorrere? Il congiungimento della pronipote della monaca di Monza con un africano, portato a termine in virtù delle sue tentazioni, gli fa eccezionalmente attribuire un punto, essendo speciale il raggiungimento dell’anzidetto obiettivo. Da secoli il figlio che da loro nascerà è atteso all’inferno. Tuttavia, avendo motivo di risentimento, decide di operare in modo da ottenere il capovolgimento della situazione. Anziché un diavolo, egli vuole far nascere un santo. A seguito della sua disubbidienza, la punizione è inevitabile e non tarda ad arrivare. Quale la pena da scontare? E quale il decreto dell’Arcangelo Gabriele che rappresenta la “parte avversa” e con il quale viene aperta una trattativa? Questi gli conferma, adducendo la medesima argomentazione, la decisione di Dalamar (Anagramma di D’alema), capo supremo dei diavoli sulla terra. Egli così si ritrova fuori dal coro, è emarginato dalle energie celesti e da quelle infernali.

Il commento di Gianni Bonina è puntuale:

“La simpatia di Camilleri è tutta per questo diavoletto impertinente ed eretico che sa di essere stato tagliato fuori da prospettive di carriera e di successo, che ritiene fino alla fine di essere nel giusto e di aver agito secondo coscienza e che mostra soprattutto stupore di fronte alle cerebrali argomentazioni sia dell’una che dall’altra parte”. I risvolti etico-scientifici di questo godibile racconto sono attuali. La favola, sotto la finzione letteraria dell’allegoria, è centrata sulla morale laica della ricerca, da sottrarre ad ogni sorta di illogici divieti e indottrinamenti, la cui trasgressione comporta un duro prezzo da pagare. Ad essere fortemente penalizzate sono infatti le scelte che si fanno in un sistema staticamente rigido e avverso ad ogni tensione di creatività. La sorte toccata a Bacab, in definitiva, segna lo scacco del metodo sperimentale. In ogni caso della costruzione della mente critica. Vale perciò la pena di leggere il racconto di Camilleri, anche per avviare una riflessione sulle pericolosissime insidie dell’appiattimento e dell’omologazione, sempre pronte a manifestarsi.