Recensione
Filippo La Porta, Left, 16/12/2011

Miniritratto dell'autore, Sandro Portelli

Questo giornale si è già occupato, ampiamente, diel libro America profonda (Donzelli) di Sandro Portelli. Ma vorrei tornarci solo per tentare un miniritratto dell’autore, che secondo me rappresenta una figura intellettuale rara nella nostra cultura, anche perché ci invita a ripensare il concetto stesso di impegno. Pur essendo disorganico a qualsiasi partito e alieno da appartenenze ideologiche anguste, in ogni riga che ha scritto rivela più o meno esplicitamente un pathos nei confronti degli ultimi e degli invisibili, dei senza potere e dei refrattari. Una volta ho detto scherzosamente che Portelli, straordinario americanista e studioso di cultura orale, mi sembrava un “Umberto Eco riuscito”. Spiego il paradosso e la battuta: Sandro Portelli è stato uno dei primi, nei suoi corsi di letteratura americana all’università La Sapienza trenta anni fa, a creare un originale cortocircuito di alto e basso, di tradizione colta e di pop, parlando al tempo stesso di Herman Melville e di Bruce Springsteen, di Emily Dickinson e Billie Holiday, fondando inoltre una rivista dal titolo I giorni cantati, in cui connessioni, scambi e incroci culturali anche sorprendenti venivano indagati con allegria ed estremo rigore (poi ne ha fondata un’altra Acoma, più specialistica…). E parlo di un “Umberto Eco riuscito” per la ragione che Eco faceva queste stesse cose anche prima, ma sempre con una certa dose di gigionismo intellettuale, di erudizione ostentata e una compulsiva attitudine alla goliardia: celebre l’attacco del suo articolo contro la posizione di Pier Paolo Pasolini sull’aborto: «Per ridurre la questione all’osso (sacro)…», che - occorre riconoscerlo - non è un capolavoro di gusto. Ora a Portelli è stato consegnato il Premio Sandro Onofri (Comune di Roma) sul reportage narrativo per il libro che prima citavo. Alle considerazioni già fatte da left aggiungo solo che si tratta di una personalissima opera-mondo, un po’ autobiografia intellettuale e un po’ inchiesta, dove si racconta una densissima controstoria americana che passa attraverso Harlan County (Kentucky). La città diventa nella sua narrazione polifonica un microcosmo che rispecchia fedelmente il macrocosmo. Lì dai pionieri e dalla Guerra Civile alle lotte sindacali del Novecento, dalle tante utopie (parzialmente) sconfitte fino ai movimenti per i diritti civili, le due Americhe, quella ufficiale (imperialista, devota solo al denaro) e quella alternativa (ricca di preziosi anticorpi) coesistono in modi conflittuali anche intrecciandosi a vicenda, mentre scorre una colonna sonora di blues, canti rurali e gospel. Con la convinzione che la musica popolare non è residuo del passato ma «un’espressione contemporanea della modernità». Portelli sembra dar voce a una moltitudine solitamente emarginata dalla Storia: la sua è una affascinante Spoon River di viventi. O si potrebbe anche dire: tutti loro danno voce a Portelli, perché con le loro parole e le loro canzoni gli permettono di esprimere i propri sentimenti, e infine il suo struggente amore per l’America, che data dai tempi del rock’n roll. scaffale Portelli colto e popolare Prima di Eco, e con maggiore serietà, ha mescolato cultura alta e” bassa”