Recensione
Folco Claudi, Le Scienze, 01/10/2011

Ritratti di ricercatrici dimenticate e caparbie

Leggendo il ritratto di una giovane di religione ebraica che durante la seconda guerra mondiale studia gli embrioni di pollo in un angolo della casa per poi trasferirsi negli Stati Uniti e scoprire, grazie a quegli stessi embrioni, il fattore di crescita del fattore nervoso, molti penseranno immediatamente a Rita Levi Montalcini, l’unica donna italiana ad aver ricevuto il Nobel in campo scientifico. Allo stesso modo, nella figura della ragazza che nell’anno della liberazione dell’Italia si laurea in astrofisica con una tesi sulle variabili cefeidi e nel 1964 diventa la prima donna a dirigere un osservatorio astronomico , quello di Trieste, si riconosce facilmente Margherita Hack. Ma si tratta di casi isolati , perché non sono molte le scienziate italiane che hanno raggiunto la fama. Altre, molte altre, hanno lavorato nell’ombra, spesso portando contributi fondamentali nelle rispettive discipline senza un adeguato riconoscimento. Ecco allora un libro che cerca di riportare alla luce questo pezzo della storia della ricerca scientifica italiana, e lo fa scegliendo 19 storie di donne che allo studio delle scienze “dure” hanno dedicato la vita. Non è una frase fatta: cercando un filo rosso che colleghi le biografie di queste donne vissute in epoche e ambienti assai differenti, lo si trova proprio nella caparbia determinazione messa in campo solo per poter seguire la propria vocazione, superando la diffidenza dei colleghi maschi e i pregiudizi della società a loro contemporanea. Dei 19 cammei, esclusi quelli già citati di Montalcini e Hack, sono forse due a colpire di più, il primo per motivi scientifici e il secondo per un collegamento inatteso con la letteratura. Laureatasi in geologia all0Università degli Studi di Milano, Maria Bianca Cita Sironi diventa asssistente di Ardito Desio fino al 1955 presso la cattedra di geologia applicata del Politecnico della stessa città. Dopo gli studi sulle Alpi, la Cita Sironi comincia, a partire del 1968, un’intensa attività di ricerca in micropaleontologia marina , che la porta a partecipare, unica straniera, al Deep Sea Project, un pionieristico progetto statunitense di esplorazioni oceanografiche. La sua analisi delle carote estratte dai fondali mediterranei documentò per la prima volta la crisi di salinità del Messiniano, che portò all’antico essiccamento del Mediterraneo. Nel 1915, la prima donna in Italia a conseguire la libera docenza in botanica fu Eva Giuliana Mameli, che nel 1920 andò in sposa al collega Mario Calvino, direttore della Stazione agronomica di Santiago di Cuba. In questa città il loro primogenito Italo trascorse i primi cinque anni della sua vita.