Recensione
Mario Bonanno, www.sololibri.net, 07/12/2011

I conti con il Generale Inverno

Con lo spietato “Generale Inverno” russo dovettero fare i conti (salatissimi) prima le truppe francesi di Napoleone Bonaparte quindi, secoli dopo, quelle tedesche di Adolf Hitler. La paura della carestia ha inciso, nella Francia del 1648-52, sul destino della Fronda; la “piccola era glaciale” tra il 1550 e il 1850 su quello di diverse popolazioni dell’Europa. Sembrerebbero fatti incontrovertibili: il clima determina la storia degli uomini, ma - in realtà - il rapporto è meno assiomatico e più articolato di ciò che sembra.

Scrive Pascal Acot nella nuova edizione accresciuta del suo “Storia del clima. Il freddo e la storia passata. Il caldo e la storia futura” (Donzelli, 2011):

“Nella storia, il clima ha (…) un peso diverso a seconda delle epoche. Alle origini precambriane della vita, il clima e determinante in senso stretto (…) poi mano a mano che i sistemi viventi si fanno più complessi, il clima diventa meno decisivo”. In altre parole: un conto è la necessità dell’ozono atmosferico in mancanza del quale nessun organismo vivente sarebbe potuto uscire dal mare dando origine alla vita sul Pianeta; un conto sono gli imprevisti metereologici, rintuzzati - con l’evolversi delle civiltà - dall’avvento della termoregolarizzazione. E allora il reiterato richiamo all’emergenza climatica delle cronache (anche attendibili) dei nostri giorni? Stando ancora a quanto scrive Acot non si tratterebbe di falsi allarmi:

“Oggi sappiamo – afferma il filosofo e storico della scienza – che le attività delle società umane sono suscettibili di provocare modifiche drammatiche del clima della Terra. Nel corso del XX secolo, il campo della climatologia, ha finto col sovrapporsi a quello della biologia e, anche se in minima misura e molto più recentemente, a quello delle scienze umane”. E così, a chiare lettere, il senso ultimo di questo best-seller (diverse edizioni di stampa in Francia e in Italia) è bello che spiegato. Come anche la sua “struttura” a più livelli, colma di richiami pluri-disciplinari (filosofia, paleontologia, storia, metereologia, geografia), e però resa accessibile da una prosa brillante, pensata anche per i “profani” (quanto è saccente, invece la saggistica di casa nostra). Un viaggio nel tempo (dall’alba dell’uomo ai nostri giorni), colto e avvincente insieme, 250 pagine che si leggono con estremo interesse, ammaliati, a tratti, dalla fascinazione del tratteggio quasi “poetico” compiuto da Acot su alcune ere, prima fra tutte quella primigenia del “crepuscolo polare”, lontana due miliardi di anni fa.