Recensione
Gianni Riotta, Tuttolibri /La Stampa, 19/11/2011

La ruvida America e il suo profeta

Fare il caporedattore dello scrittore americano Henry David Thoreau non doveva essere un mestiere semplice. Nel 1858 James Russell Lowell, del mensile Atlantic, gli tagliò una riga da un reportage nello stato del Maine «Quell’albero di pino è immortale come me e andrà in cielo in Paradiso» e lo scrittore troncò i rapporti. Tre anni prima, il mensile Putnam’s decise di stampare due diari di viaggio di Thoreau, uno dal Canada, l’altro da Cape Cod in Massachusetts, ma anche lì lo scrittore litigò con il vicedirettore George William Curtis, annotando furioso «Curtis si prende la libertà di omettere le (mie) eresie, un privilegio che neppure la ricca California può permettersi».

Così la pubblicazione integrale di Cape Cod saltò dopo quattro puntate e il libro apparve nel 1865, quando l’autore era già scomparso da tre anni, stroncato dalla tubercolosi, «Buona navigazione... Alce... Indiano» le ultime parole. In vita era riuscito a pubblicare appena due titoli Una settimana sui fiumi Concord e Merrimack e Walden, l’apologo, ora classico, sui 24 mesi passati da eremita nei boschi di Concord. L’insuccesso di Una settimana gli aveva alienato gli editori, che lo costrinsero a ricomprare 706 copie invendute delle 1000 stampate: «Ho adesso in soffitta una biblioteca di 900 volumi: 700 scritti da me». A frenare il lancio di Cape Cod, che adesso l’editore Donzelli rimanda in libreria nella traduzione di Riccardo Duranti e con illustrazioni di Hopper, il timore che i residenti del Capo, rustici pionieri del New England, si risentissero del ritratto di Thoreau, «donne vizze», vecchi che sputano sulla tavola imbandita per gli ospiti saliva resa nera dal tabacco da masticare, una folla cinica che cerca di recuperare quel che può dai naufragi rubando pezzi di corda mentre ancora i cadaveri son sbattuti dalle ondate sulle spiagge bianchissime di sabbia, villaggi dove una capanna «con un solo chiodo arrugginito» è riservata a fare da rifugio ai marinai che han perduto la nave sugli scogli traditori.

Thoreau, evasore fiscale per protesta contro la schiavitù, amico del poeta Whitman, di Emerson, Hawthorne e John Brown scrive Cape Cod come documentario, meditazione sull’umanità e manifesto, ironico e profondo, della tradizione yankee. Si ride, quando l’autore e un amico sono invitati a colazione da un novantenne che fa l’imitazione del presidente Washington, conosciuto in gioventù e trattato da bellimbusto che flette i muscoli per darsi arie. E ci si commuove con il naufragio di una nave a Cohasset, il recupero dei corpi delle 145 vittime, la fossa comune che li accoglie, mentre intorno i commerci, la pesca, gli affari, la raccolta delle alghe come concime, proseguono stoici e indifferenti. Scrive Thoreau: «Nell’insieme, la scena non era tanto impressionante quanto mi aspettavo. Se avessi trovato un cadavere spiaggiato in un luogo solitario, forse ne sarei stato più colpito. Ero più in sintonia con le onde e con i venti, come se sballottare e straziare quelle povere spoglie umane fosse una cosa all’ordine del giorno. Se questa era una legge di Natura, perché sprecare tempo a impietosirsi e sgomentarsi? ... Mi sono reso conto che i cadaveri possono moltiplicarsi, come sul campo di battaglia, fino al punto che non ci commuovono più in nessun modo come eccezioni al destino comune dell’umanità. Se si considerano tutte insieme, le tombe rappresentano sempre la maggioranza. Sono solo gli individui e i destini personali che esigono la nostra simpatia». Nel 1851, su richiesta di Emerson, era andato a cercare a Fire Island, la spiaggia di New York, il corpo della signora Margaret Ossoli, annegata in un altro disastro con il figliolo: aveva trovato, dopo il saccheggio del relitto, solo resti senza nome.

La compassione di Thoreau abbraccia i due vagabondi italiani che sopravvivono suonando l’organetto, gli indiani ingenui che alla domanda dei Padri Pellegrini, i primi pionieri, «Chi è il proprietario di queste terre, vogliamo comprarle» rispondono «Nessuno» legittimando i Padri a non pagare un centesimo. Ma Thoreau riconosce poi il diritto yankee: quando il furbo indiano «Tenente Anthony» si presenterà come «proprietario» delle terre, gli pagheranno un canone. Chissà, si chiede, se un giorno un intraprendente «Tenente Anthony» non arriverà alla Casa Bianca: ad Obama manca un secolo e mezzo, ma l’intuizione è giusta.

Cape Cod è regione rustica e i suoi abitanti ruvida gente di mare. Lo scrittore John Cheever nella novella dedicata al Don Giovanni Baxter, sedotto da una bellezza fulva tra le ragazze sempliciotte della costa, cita l’antica filastrocca «The Cape Cod girls they have no comb, they comb their hair with codfish bones», le ragazze di Capo Cod non hanno pettini, si pettinano i capelli con le lische di merluzzo. E vongole, aragoste, squali, meduse, merluzzi, sgombri, cetacei, balene soprattutto, popolano le pagine del libro come una fantasia di Arcimboldo, con il frastuono del mare, onnipresente, che Thoreau lamenta di non rappresentare bene e che, citando i Greci nell’originale imparato ad Harvard, sente fragoroso «più del Mediterraneo».

A tratti divertente come i Tre uomini in barca di J. K. Jerome, coevo di Moby Dick - identiche a Melville le citazioni dai cenotafi dei balenieri perduti in mare -, Cape Code è teso tra i due pilastri d’America, l’idealismo e l’amore della natura paralleli a spirito di iniziativa, industrioso costruire, sogno di arricchirsi. Paladino dei primi, Thoreau comprende, se non giustifica, i secondi. E lasciandosi alle spalle le spiagge di Cape Cod, che con la vicina isola di Martha’s Vineyard diverranno palcoscenico di tante star, dai Kennedy a Hollywood, vaticina «Dovrà venire il tempo in cui questa costa diventerà un luogo di villeggiatura per quegli abitanti del New England che vogliono davvero vedere il mare... Il tempo per visitare questo posto è durante una tempesta d’autunno o d’inverno; un faro o una baracca di pescatori, l’alloggio migliore. Un uomo può starsene lì e gettarsi tutta l’America dietro le spalle». Oggi il costo della vita a Cape Cod è doppio della media americana e le case costano il 96% in più: eppure se guardate l’Oceano Atlantico grigio rotolare le sue onde sulla sabbia candida, con una vela all’orizzonte e le nuvole alte in cielo, capite cosa intendesse dirci Henry David Thoreau.